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Home - Processo “Cripto”, condannati sette viestani. Un anno a Marco Raduano, dieci mesi a Gianluigi Troiano

Processo “Cripto”, condannati sette viestani. Un anno a Marco Raduano, dieci mesi a Gianluigi Troiano

Il gup di Bari ha emesso le sentenze nell’abbreviato scaturito dal blitz antimafia del dicembre 2024. Pene ridotte per i due ex latitanti ora collaboratori di giustizia. Condanne anche per cinque fiancheggiatori accusati di aver favorito la fuga, lo spaccio e gli incendi

Di Redazione
17 Settembre 2025
in Cronaca, Gargano
Raduano e Troiano

Raduano e Troiano

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Si è chiuso davanti al gup di Bari Nicola Bonante il processo abbreviato “Cripto”, nato dall’inchiesta che nel dicembre 2024 portò all’arresto di sette persone accusate di aver sostenuto la latitanza di Marco Raduano detto “Pallone” e Gianluigi Troiano alias “U’ minorenn” oggi entrambi collaboratori di giustizia.

Il giudice ha inflitto complessivamente 15 anni e 2 mesi di carcere ai sette imputati. A Raduano, ex boss di Vieste evaso dal carcere di Nuoro nel febbraio 2023, è stata riconosciuta la pena più lieve: un anno di reclusione, mentre Troiano ha riportato una condanna a 10 mesi. Entrambi hanno beneficiato delle riduzioni di pena previste dal rito abbreviato e della collaborazione offerta dopo la cattura avvenuta in Corsica per Raduano, a Granada in Spagna per Troiano.

Per gli altri imputati: 2 anni e 8 mesi a Michele Gala, accusato di favoreggiamento; 3 anni e 2 mesi ad Antonio Germinelli per favoreggiamento e spaccio; 3 anni e 6 mesi a Domenico Mastromatteo, anch’egli per favoreggiamento e spaccio; 2 anni e 2 mesi a Marco Rinaldi per spaccio; 1 anno e 10 mesi con pena sospesa a Matteo Colangelo, imputato per incendio. Patteggiamento a 2 anni per Michele Murgo, accusato di aver favorito la latitanza di Troiano.

La collaborazione dei pentiti

Il pubblico ministero della Dda Ettore Cardinali aveva chiesto pene per complessivi 16 anni e 8 mesi, sollecitando per Raduano e Troiano la condanna a un anno ciascuno. Il gup ha accolto in gran parte le richieste, riconoscendo tuttavia agli imputati principali le attenuanti per la collaborazione.

Raduano, 42 anni, è stato a capo della frangia viestana del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano nella guerra con i Li Bergolis-Miucci di cui fece parte ma solo inizialmente. Dopo la clamorosa evasione dal carcere sardo, trascorse la latitanza tra Francia e Spagna fino alla cattura, avvenuta il 1° febbraio 2024 in Corsica. Poche settimane dopo decise di collaborare, confessando una dozzina di omicidi. Troiano, 32 anni, evaso dai domiciliari a Campomarino nel 2021 e catturato a Granada nel gennaio 2024, ha scelto la stessa strada alcuni mesi più tardi.

I traffici di droga e gli incendi

Secondo l’accusa, Raduano e Troiano avrebbero gestito due spedizioni di droga durante la latitanza: un carico di 11 chili di hashish e marijuana nel settembre 2023 e un secondo di 10 chili di hashish nel gennaio 2024, parte del quale sequestrato dai carabinieri.

Inoltre, Raduano ha ammesso di aver ordinato il 31 ottobre 2023 l’incendio dell’auto della madre di Orazio Coda detto “Balboa”, ex affiliato del clan poi pentito. L’attentato sarebbe stato eseguito con il coinvolgimento di Germinelli e Colangelo.

Le indagini hanno ricostruito una fitta rete di fiancheggiatori che avrebbero fornito ospitalità, denaro, telefoni criptati e auto pulite al boss in fuga.

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Tags: Antonio Germinelliclan garganicicollaboratori di giustiziaDda BariDomenico MastromatteoGianluigi TroianoMarco RaduanoMarco RinaldiMatteo ColangeloMichele GalaMichele Murgonarcotrafficoprocesso CriptoVieste
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