“Abbiamo a che fare con una criminalità a fortissima vocazione imprenditoriale. Per troppo tempo è passato sotto traccia il livello delle consorterie del territorio: i furti di auto, i fenomeni predatori nelle abitazioni sono solo gli elementi visibili di una piramide criminale che ha tanti altri addentellati”. Con queste parole il colonnello Massimiliano Galasso, comandante provinciale dei carabinieri della Bat, ha tracciato sulle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno il bilancio dei suoi due anni a Trani. Una “fotografia” che mette in evidenza le peculiarità di un’area con tradizioni criminali autonome e connesse, ma non subordinate, alle realtà baresi e foggiane.
Secondo l’ufficiale, la Bat non può essere letta come un’appendice delle province confinanti: esistono consorterie autoctone con una propria storia, capaci di federarsi con altre organizzazioni e di contaminare il tessuto economico locale.
Tra predatori e mafie strutturate
Galasso ha sottolineato come la provincia presenti “una fortissima criminalità predatoria” legata alla ricchezza del territorio, ma ha ribadito che l’attenzione non deve fermarsi ai sintomi. “Intervenire solo sui reati apparenti non recide il problema. La vera sfida è agire sul sistema economico, perché la mafia di questo territorio ha una vocazione imprenditoriale e una capacità di relazioni importanti”.
L’impegno dell’Arma, spiega, è duplice: da un lato il contrasto immediato ai reati visibili, dall’altro un lavoro di medio e lungo periodo che punta al sequestro dei capitali illeciti e al rafforzamento delle procedure antimafia. “Il focus è fare business – ha aggiunto – siamo in una fase molto evoluta del sistema, con reimpiego dei proventi illeciti e inquinamento del sistema economico”.
Il ritorno dei sequestri lampo e il business della droga
Nell’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, il colonnello ha acceso i riflettori anche su un fenomeno particolarmente inquietante: i sequestri lampo di imprenditori, non finalizzati solo al riscatto, ma visti come “startup” per altre attività criminali. “Le aziende diventano una sorta di bancomat per assicurarsi una provvista economica da reinvestire”.
Quanto agli investimenti criminali, la droga resta il principale business, trainato dalla domanda crescente e dalle mode di consumo: “È un bene di largo consumo in tutta Europa, e spesso è la porta d’accesso alla criminalità predatoria e a problematiche sociali e familiari”.
Fiducia dei cittadini e nodo usura
Sul fronte delle denunce, Galasso ha rilevato un “bel clima di fiducia” soprattutto per estorsioni e droga, mentre l’usura resta un terreno con pochissime segnalazioni. L’Arma continua a promuovere incontri con imprenditori e associazioni, ritenendo centrale la collaborazione della piccola e media impresa: “Avere una struttura di pmi sana e collaborativa significa avere un portato sociale pulito. Bisogna distinguere chi lavora onestamente da chi va estirpato”.
Un modello virtuoso citato dal comandante è la nascita dell’associazione antiracket di Andria, con cui i carabinieri collaborano attivamente.
Giovani, truffe e sicurezza partecipata
Non mancano riferimenti al disagio giovanile e alla violenza nei luoghi della movida, fenomeni in linea con le tendenze nazionali, ma resi più visibili dal carattere turistico di città come Trani, Barletta, Bisceglie e Margherita di Savoia. “Non vogliamo il cittadino gendarme – ha spiegato – ma una vera sicurezza partecipata, con ciascuno che esercita il proprio ruolo”.
Infine, un capitolo sulle truffe agli anziani, considerate “il reato più odioso”. Per contrastarlo, l’Arma ha avviato una campagna porta a porta, con i comandanti di stazione incaricati di censire e incontrare direttamente gli anziani, specie quelli soli. “Noi ci pregiamo di essere la forza di prossimità per eccellenza, dobbiamo ridurre la percezione di illegalità” ha concluso Galasso.











