Il progetto “Fenice” mette la Capitanata al centro di un acceso confronto tra energia rinnovabile e salvaguardia del patrimonio storico-culturale. La società NVA Fenice S.r.l. ha presentato un piano per la realizzazione di 51 aerogeneratori da 7,2 MW ciascuno, alti circa 175 metri, distribuiti nei territori di San Severo, Lucera, Torremaggiore, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia. La potenza complessiva sarebbe pari a 367,2 MW e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fissato al 12 settembre 2025 la scadenza per la presentazione delle osservazioni.
I nodi della transizione e le criticità paesaggistiche
Secondo la documentazione ministeriale, alcune torri ricadrebbero a ridosso dei tre chilometri dai castelli di Lucera e Fiorentino. Un limite che, pur previsto dal D.Lgs. 199/2021, potrebbe rivelarsi insufficiente a garantire la protezione visiva dei monumenti. Il timore è che strutture così imponenti finiscano per alterare irrimediabilmente la percezione e i coni visuali, oscurando beni vincolati di valore storico e culturale.
Le posizioni degli enti locali
La Regione Puglia ha espresso parere negativo, ritenendo l’impianto incompatibile con il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale. Contrario anche il Comune di San Severo, mentre a Lucera è arrivato un primo via libera, poi rivisto con prescrizioni. Proprio la città federiciana è al centro del dibattito: il rischio che le torri eoliche possano sovrastare il castello e comprometterne la percezione visiva resta concreto.
Le critiche di tecnici e cittadini
In una lettera aperta, l’ingegnere Pietro Bonante ha denunciato come la provincia di Foggia abbia già sopportato un carico notevole di impianti energetici, senza ottenere reali benefici in termini di compensazioni. Secondo Bonante, la transizione ecologica non può coincidere con un sacrificio paesaggistico: le compensazioni dovrebbero essere più consistenti e orientate a interventi sociali come riduzione delle bollette, infrastrutture pubbliche o approvvigionamento idrico.
Il nodo normativo e le incertezze future
Il quadro è reso ancora più complesso dalle recenti sentenze del TAR Lazio e del TAR Lecce, che hanno ridotto il potere delle Regioni nell’individuazione delle aree idonee e non idonee. Una situazione che rischia di lasciare i territori senza strumenti efficaci di opposizione a progetti considerati troppo impattanti.
Il futuro del progetto “Fenice” resta dunque appeso alle valutazioni ministeriali e agli sviluppi normativi, ma intanto la discussione ha già diviso comunità locali, istituzioni e operatori del settore.













