Una maxi frode fiscale da oltre 10 milioni di euro è al centro dell’inchiesta che a novembre approderà davanti alla giudice Isabella Valenzi. Ventinove gli imputati, per i quali la pm Luisiana Di Vittorio ha chiesto il rinvio a giudizio al termine di due indagini della Guardia di finanza. Secondo quanto riportato da Repubblica Bari, il meccanismo avrebbe visto il coinvolgimento di imprenditori, professionisti, un direttore di banca e un dipendente delle Poste.
Le accuse della procura
Le contestazioni, a vario titolo, riguardano associazione per delinquere, emissione di fatture false e riciclaggio. In particolare, gli investigatori avrebbero accertato l’emissione di 1.250 fatture per operazioni inesistenti, intestate a 165 operatori economici per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro, tra il 2018 e il 2023. Un sistema che avrebbe consentito agli imprenditori coinvolti di incassare il 22 per cento di ogni operazione, cioè l’Iva mai versata.
I presunti promotori e i complici
A capo del gruppo, secondo l’accusa, ci sarebbero Francesco Porcelli e Luigi Biagio D’Armento, affiancati da Nicola Garofalo, Enrico Danese, Gaetano Finestrone, Antonello Savino, Stefania Porcelli (moglie di Danese), Roberto Nupieri (finanziere in servizio a Bari), Pasquale Ceglie (dipendente di Poste italiane) e Renato Argenson Starace (direttore di una filiale di Monte dei Paschi). Tra gli indagati compaiono inoltre Tommaso Cortese, Alessio Garofalo, Mauro Messere, Michele Pascazio, Nicola Ritella, Fabrizio Schiavone, Michele Danese, Giuseppe Danese, Gaetana Pascazio, Michele Pastoressa, Michele Terrone, Annamaria Schino, Andrea Celano e Arcangelo Mattia. Diversi di loro sarebbero stati destinatari di assegni da versare sui propri conti correnti.
Tra le aziende coinvolte emerge anche la Emiliano srl, riconducibile ad Alessandro e Simonetta Emiliano, fratelli del governatore pugliese Michele Emiliano, che tuttavia non risultano imputati.
Il secondo filone: beni sottratti al porto di Bari
Un altro troncone processuale riguarda invece la sottrazione di beni sequestrati o destinati alla distruzione, tra cui biciclette elettriche, pannelli solari, orologi digitali, materiale elettrico e capi d’abbigliamento. In questo caso gli imputati sono i finanzieri Roberto Nupieri, Giovanni Vessichelli, Giuseppe Iacono e Rocco Cantatore, oltre ai funzionari dell’Agenzia delle dogane Cataldo Manfredi e Giuseppe Elicio. Con loro anche Daniele Giotta, dipendente di una ditta incaricata di raccogliere merce da smaltire. Le accuse vanno dal peculato al falso ideologico in atto pubblico, passando per ricettazione e induzione indebita.
Un’inchiesta complessa, dunque, che porta in aula quasi trenta persone e che a novembre sarà sottoposta al vaglio del giudice per le indagini preliminari.











