In un’intervista rilasciata a La Repubblica, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha smentito categoricamente le voci di un suo ritiro dalla corsa alle regionali: “Non è vero, stiamo solo cercando di uscire da questa situazione tutti insieme, come sempre abbiamo fatto”. Emiliano rivendica il diritto costituzionale di candidarsi: “Non può esistere un diritto di veto sulle candidature, salvo che non si tratti di nomi impresentabili e non è questo il caso. Sarebbe un’esclusione immotivata”.
Il rapporto con Decaro
Il governatore ha affrontato il nodo con l’aspirante candidato presidente Antonio Decaro, che nei giorni scorsi aveva posto un veto sulla sua presenza in lista confermando le sue intenzioni proprio in queste ore in un post sui social. Pur difendendo la propria candidatura, Emiliano ha ribadito la stima verso l’ex sindaco di Bari: “La Puglia è in continua evoluzione e Decaro ha tante idee innovative. Sono sicuro che saprà fare anche meglio di me”.
Alla domanda su un eventuale conflitto, ha chiarito: “È implicito che il nuovo presidente sia discontinuo rispetto al precedente e ha il diritto-dovere di imprimere il suo indirizzo politico. Non vedo l’ora di dargli una mano anche nel realizzare quello che di nuovo vuole fare”.
L’accusa di essere “ingombrante”
A chi gli contesta un ruolo troppo pesante all’interno del consiglio regionale, Emiliano replica senza esitazioni: “Non è previsto da nessun regolamento che un politico venga escluso per eccesso di capacità e di esperienza. Piuttosto è un motivo in più per inserirlo nelle liste”.
Ha però escluso con decisione l’ipotesi di un incarico in giunta: “Io non farò mai l’assessore nella Giunta pugliese perché diventerei ingombrante controllando dall’interno ogni atto dell’esecutivo. Ma nell’assemblea legislativa la mia storia si diluisce tra quella di cinquanta consiglieri e certamente non opprime nessuno”.
Fiducia nel suo “delfino”
Emiliano ha ricordato di aver sostenuto e lanciato la carriera politica di Decaro: “Ho investito su di lui per vent’anni, l’ho nominato assessore nel 2004, poi nel 2008 l’ho voluto in consiglio regionale, l’ho sostenuto elettoralmente e, su mia richiesta, è diventato capogruppo del Pd. Ho anche fatto campagna elettorale per lui alle Europee”.
Alla provocazione sul “parricidio politico” ha risposto con ironia: “Io non sono il padre, Antonio ha un bellissimo papà. Ma sono sicuramente la persona che lo ha scoperto. E ho detto subito che non avrei fatto il terzo mandato, mentre lui sarebbe stato il candidato perfetto”.
“Il mio pensiero resta solo per la Puglia”
Infine, il governatore ha respinto le ipotesi di una candidatura alle Politiche come contropartita: “Sinceramente non ci ho proprio pensato. Adesso ho nella testa e nel cuore solo la Puglia e le tante cose che dobbiamo completare e innovare”.












