Il femminicidio di Hayat Fatimi, 46 anni, uccisa con estrema violenza dall’ex compagno nei pressi della sua abitazione a Foggia, scuote la comunità e alimenta il dibattito sulla sicurezza delle donne. Sul caso sono intervenuti il consigliere comunale e segretario provinciale di Cambia, Nunzio Angiola, e il responsabile immigrazione del movimento, Armando Morelli, denunciando l’inefficacia del sistema di protezione.
Una donna integrata e rispettata, ma sotto minaccia
Originaria del Marocco, Fatimi viveva da anni a Foggia, dove era conosciuta per la riservatezza, la dedizione al lavoro e l’atteggiamento positivo. Dietro l’apparente serenità, però, si nascondeva una condizione di crescente paura per la propria incolumità. Aveva denunciato l’ex compagno e godeva delle misure previste dal Codice Rosso, segno che si era già rivolta alle autorità per tutelarsi.
Per Angiola e Morelli, questo dimostra come, nonostante la denuncia e le tutele previste, “il meccanismo di protezione si sia mostrato ancora una volta inadeguato” e le misure adottate non siano state sufficienti a prevenire l’omicidio.
La richiesta di un cambio di passo
“Di fronte a questo ennesimo fallimento, non possiamo restare in silenzio”, affermano i due esponenti di Cambia, chiedendo un “immediato rafforzamento degli organici e delle risorse a disposizione delle forze dell’ordine, che già operano in condizioni difficili”.
Non bastano più, secondo loro, semplici dichiarazioni d’intenti: servono “atti concreti” per restituire fiducia alle donne che denunciano minacce e violenze. “A loro va il nostro pensiero più forte – proseguono – incoraggiandole a denunciare, a non sentirsi sole, a rivolgersi con determinazione alle istituzioni e alle associazioni che operano sul territorio. Ma questa fiducia va ripagata con fatti, con una protezione reale, non solo formale”.
Proteggere le donne per proteggere la comunità
Il messaggio finale è chiaro: “Non possiamo più tollerare una società che si limita a piangere le vittime dopo ogni tragedia. Dobbiamo agire. Garantire la sicurezza delle donne significa proteggere l’intera comunità. È una responsabilità collettiva e un dovere civile a cui non possiamo sottrarci”.










