Produzione in calo, prezzi in caduta libera e speculazioni di mercato che rischiano di compromettere la prossima stagione cerealicola. È un quadro allarmante quello tracciato da Coldiretti, che denuncia una situazione insostenibile per il comparto del grano duro, colpito da un calo produttivo e da una concorrenza sempre più aggressiva delle importazioni.
Secondo i dati forniti da Ismea, il prezzo pagato agli agricoltori è sceso di quasi 20 euro a tonnellata rispetto al 2024, nonostante una produzione nazionale stimata in 3,7 milioni di tonnellate, ben al di sotto delle previsioni ottimistiche diffuse da fonti industriali.
Foggia in prima linea nella crisi
Il caso più emblematico resta quello della provincia di Foggia, primo territorio italiano per superficie coltivata a cereali e responsabile del 20% della produzione nazionale di grano duro. Qui le condizioni di siccità hanno ridotto i raccolti di almeno il 20%, con rendimenti ben al di sotto del potenziale abituale.
A fronte di una produzione ridimensionata, i prezzi continuano a calare: a luglio le quotazioni hanno perso un ulteriore 6% rispetto allo stesso mese del 2024 e addirittura il 15% in meno rispetto a febbraio 2025, secondo l’analisi Coldiretti su base Ismea, riferita alla borsa merci di Foggia, punto di riferimento nazionale per il comparto.
Nel frattempo, i costi di produzione aumentano, portando con sé il timore concreto di un abbandono delle prossime semine autunnali: “A queste condizioni non è più sostenibile coltivare”, denuncia Coldiretti.
L’invasione del grano estero
Tra le cause del crollo dei prezzi, Coldiretti punta il dito contro le importazioni massicce, che nei primi quattro mesi del 2025 sono cresciute del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il grano canadese, in particolare, ha raddoppiato la sua presenza sul mercato italiano.
“Si tratta di una vera e propria invasione – sottolinea Coldiretti – che coincide sempre con il periodo della trebbiatura nazionale, contribuendo in modo diretto al crollo delle quotazioni”.
Preoccupazioni arrivano anche dal fronte della salubrità: “Il grano importato da Paesi extra UE viene spesso coltivato con sostanze da tempo vietate in Europa, come il glifosato utilizzato in pre-raccolta in Canada”, denuncia l’associazione.
Appello alle istituzioni
Coldiretti chiede un intervento urgente delle istituzioni per tutelare la cerealicoltura italiana e garantire condizioni di mercato eque. “Non possiamo permettere che il nostro grano, coltivato rispettando standard ambientali e sanitari rigorosi, venga penalizzato da pratiche estere più tolleranti ma meno sicure”, si legge nella nota.
Per Foggia e la Capitanata, territori storicamente legati al grano duro, si tratta di una sfida vitale: una crisi che mette a rischio non solo l’economia agricola, ma anche il futuro di intere comunità rurali.












