La Capitanata, cuore agricolo e ambientale della Puglia, si trova oggi al centro di una crisi ambientale e idrica senza precedenti, effetto combinato dei cambiamenti climatici e di anni di politiche poco lungimiranti. Temperature in aumento, piogge sempre più scarse, eventi meteorologici estremi e incendi dolosi stanno mettendo in ginocchio risorse vitali per il territorio, aggravando la precarietà di un sistema idrico già fortemente compromesso.
A lanciare un grido d’allarme è il Circolo ARCI “Maria Schinaia” di Foggia, attraverso una nota firmata dal presidente Tonino Soldo, che individua con chiarezza le cause strutturali e propone un piano concreto e multilivello per affrontare l’emergenza e costruire un futuro resiliente per l’intera provincia.
Invasi vuoti, agricoltura a rischio e reti colabrodo
La fotografia tracciata dal circolo ARCI è impietosa: invasi artificiali sempre più asciutti, innevamento invernale ridotto ai minimi storici, incendi come quelli che hanno devastato l’Oasi Lago Salso, prelievi abusivi d’acqua fino a 50 litri al secondo, e reti idriche con perdite superiori al 40%. In questo scenario, la Puglia mostra la propria estrema vulnerabilità, dovendo dipendere da invasi interregionali e sorgenti irpine, mentre appena il 12% dell’approvvigionamento deriva da pozzi locali.
L’agricoltura – colonna portante dell’economia foggiana – consuma oltre due terzi dell’acqua disponibile, ma il riutilizzo delle acque reflue resta residuale: appena 7 depuratori su 182 in tutta la regione sono attrezzati per il riuso.
“Basta rimandare, servono scelte coraggiose e partecipate”
“La Capitanata non può più aspettare” è il monito lanciato da Tonino Soldo, che elenca una serie di priorità strategicheper un cambio di passo urgente:
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Riduzione delle perdite di rete: abbassare la dispersione idrica sotto il 25% con il rinnovamento delle infrastrutture obsolete.
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Riqualificazione fluviale ed ecosistemica: rinaturalizzazione di fiumi e sponde, rimozione di sbarramenti obsoleti per ristabilire la connettività ecologica.
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Transizione agroecologica: promuovere colture meno idroesigenti, tecniche di agricoltura digitale e miglioramento dei suoli per favorire la ritenzione idrica.
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Riuso delle acque reflue: incrementare l’utilizzo delle acque depurate per l’irrigazione e la ricarica delle falde.
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No a nuove dighe e dissalatori: evitare opere invasive puntando su efficienza e risparmio come soluzioni primarie.
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Educazione e partecipazione: coinvolgere cittadini, agricoltori e imprese in una cultura del risparmio idrico e nella de-impermeabilizzazione urbana.
Un futuro che parte dalla comunità
Secondo Soldo, solo una gestione integrata, ecosistemica e solidale dell’acqua potrà garantire resilienza climatica, giustizia ambientale e la tutela della risorsa come bene comune. Fondamentale sarà la collaborazione tra cittadini, amministrazioni pubbliche e imprese per affrontare e superare l’emergenza.
“In gioco – conclude il circolo ARCI – c’è il futuro stesso della Capitanata, della sua agricoltura, dei suoi paesaggi, della sua identità. È il momento di agire con visione, determinazione e responsabilità”.











