Regge anche davanti alla Suprema Corte l’impianto accusatorio dell’inchiesta antimafia “Vortice Maestrale”, la maxi-operazione della Direzione distrettuale antimafia culminata nell’aprile del 2021 con l’arresto di 121 presunti affiliati al clan Strisciuglio, storica consorteria criminale egemone su ampie porzioni del territorio barese e della provincia.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, la Cassazione ha annullato soltanto tre sentenze su 46 ricorsi presentati, lasciando così intatte 44 condanne, che diventeranno definitive con effetto immediato. Per molti degli imputati, già detenuti, si avvicina il momento della carcerazione definitiva. Per altri, si aprono le porte del carcere.
Oltre mille anni di carcere e capi storici condannati
Il primo grado di giudizio, celebrato nel 2023 con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Bari, si era chiuso con una pioggia di condanne: complessivamente oltre 1.300 anni di carcere, con pene durissime anche per alcuni esponenti apicali della cosiddetta “Luna”, ala storica del clan guidata da Mimmo e Sigismondo Strisciuglio.
Le accuse a carico degli imputati spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, dalla detenzione di armi alle estorsioni, lesioni e risse carcerarie, come quella avvenuta nel gennaio 2016 nel penitenziario di Bari, con 41 detenuti coinvolti e diversi agenti di polizia penitenziaria rimasti feriti da lamette e taglierini.
Appello e Cassazione: struttura mafiosa confermata
Nel secondo grado, la Corte d’Appello di Bari aveva confermato la colpevolezza di 22 imputati, ridotto la pena a 55 e assolto o prescritto 7. Molti altri avevano scelto di non impugnare la condanna, beneficiando così delle riduzioni previste dalla riforma Cartabia. Un risultato giudicato di forte impatto nel contrasto alla criminalità organizzata.
Davanti alla Cassazione, sono stati 46 i ricorsi presentati. Solo tre hanno avuto accoglimento: Francesco Mastrogiacomo, assistito dall’avvocato Roberto Tartaro, ha ottenuto la rideterminazione della pena a 10 anni di reclusione. Le condanne di Francesco Gismondo e Daniela Ventisette, difesi rispettivamente dagli avvocati Cesare Gaie Marcello Belsito, sono state annullate con rinvio per un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Bari.
Dalla “Luna” ai riti di affiliazione: cinque anni di mafia ricostruiti
L’indagine, frutto di un imponente lavoro investigativo congiunto di Polizia e Carabinieri, ha ricostruito – grazie anche alle dichiarazioni di 21 collaboratori di giustizia, di cui 18 coinvolti nel processo – la struttura gerarchica e le attività illecite del clan Strisciuglio dal 2015 in poi.
Secondo gli inquirenti, l’organizzazione esercitava il proprio dominio nei quartieri Libertà, San Paolo, San Pio-Enziteto, Santo Spirito e San Girolamo, fino ad espandersi nei comuni di Palo del Colle, Conversano e Rutigliano. Documentati anche riti di affiliazione, spedizioni punitive, faide interne e l’arruolamento di giovani leve attratte dal mito criminale della “Luna”.
Un’indagine che ha fatto luce su cinque anni di egemonia mafiosa in Puglia, rivelando la capillarità e la pericolosità del clan, pronto a tutto pur di mantenere il controllo sul territorio e sulle piazze di spaccio.
Con l’ultimo passaggio in Cassazione, l’inchiesta “Vortice Maestrale” entra nella storia giudiziaria pugliese come uno dei più rilevanti successi repressivi contro la mafia barese.










