Il vicepresidente della Regione Puglia e assessore alla Sanità Raffaele Piemontese ha replicato duramente alla proposta avanzata dal consigliere regionale della Lega Napoleone Cera, firmata anche dai colleghi Giacomo Conserva, Gianfranco De Blasi, Fabio Saverio Romito e Joseph Splendido, relativa all’attivazione di un protocollo operativo per l’accoglienza e la cura nei nosocomi pugliesi dei feriti provenienti dalla Striscia di Gaza.
La mozione, presentata ufficialmente nei giorni scorsi, sollecitava la Giunta regionale a predisporre un piano strutturato di intervento per assistere bambini e civili coinvolti nel conflitto in Medio Oriente. Ma la risposta del vicepresidente Piemontese è stata netta, e ha messo in discussione l’effettiva utilità e la tempistica della proposta.
“Nessun bisogno di protocolli speciali”
“In questi mesi – ha dichiarato Piemontese – abbiamo accolto alcuni bambini palestinesi che avevano bisogno di aiuto sanitario in silenzio e senza fare proclami di solidarietà verso chi viene ferito o non curato a causa della violazione dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Gli ospedali pugliesi sono già raccordati con l’organizzazione del Governo italiano per l’accoglienza di pazienti dall’estero, e ovviamente non serve nessun protocollo speciale per fare quello che già facciamo da anni verso chi ne ha bisogno”.
Il vicepresidente ha sottolineato come la rete ospedaliera della Puglia sia da tempo operativa per curare pazienti provenienti da zone di guerra, non solo da Gaza, ma anche da altri contesti di crisi umanitaria, e ha ribadito la disponibilità ad accogliere nuovi pazienti: “Se il Governo italiano, come ha già fatto pochi mesi fa, ci manderà dei bambini palestinesi o di qualunque altra nazionalità, siamo pronti ad accoglierli anche in numeri importanti”.
“Cera cerca solo la polemica”
Ma è nel finale che Piemontese ha affondato il colpo contro il consigliere leghista: “Parlare senza sapere dimostra che Cera, più che i ‘fatti concreti’, cerca solo la polemica. E commette un doppio errore facendo pensare che il problema di quei bambini sia solo quello di essere curati, con buona pace della coscienza, e non invece quello di non essere colpiti dal fuoco del governo Netanyahu con mitragliatori, droni, artiglieria, carri armati e aerei da combattimento. Ovviamente se le armi non cesseranno di ucciderli, li cureremo come sempre, ma questo non ci assolverà dal non aver fatto abbastanza per evitare che fossero uccisi e feriti”.
Un intervento deciso che sposta l’attenzione dal piano organizzativo a quello politico ed etico, mettendo in luce – secondo Piemontese – la necessità di agire non solo con protocolli sanitari, ma con prese di posizione forti contro le cause del conflitto. La polemica, nel frattempo, si accende anche in Consiglio regionale, dove la mozione della Lega ha sollevato più di una reazione, ma anche richieste di chiarimento sugli strumenti già in uso da parte della sanità pugliese.













