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Home - Dai 300 testimoni allo scontro sulle intercettazioni: si accende il processo “Giù le mani”

Dai 300 testimoni allo scontro sulle intercettazioni: si accende il processo “Giù le mani”

In aula la rete di potere tra politica e imprenditoria a Manfredonia. La difesa chiede lo stop alle captazioni, decisione rinviata a luglio

Di Redazione
4 Giugno 2025
in Cronaca, Manfredonia
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Si è aperta davanti al Tribunale collegiale di Foggia la prima udienza del processo “Giù le mani”, che vede alla sbarra nove imputati – quasi tutti originari di Manfredonia – accusati a vario titolo di concussione, peculato, corruzione elettorale, falso, violenza privata, lesioni e stalking. Un’inchiesta ad ampio raggio che ha coinvolto ex amministratori comunali (l’ex sindaco Gianni Rotice), esponenti del mondo imprenditoriale, dipendenti dell’azienda pubblica Ase e membri della famiglia Romito.

L’eccezione difensiva: “Intercettazioni inutilizzabili”

Subito al centro dell’attenzione è finita la questione relativa alle intercettazioni, principale elemento probatorio per l’accusa. Le difese hanno ribadito la richiesta di dichiararne l’inutilizzabilità per presunte irregolarità nelle autorizzazioni e nelle modalità di acquisizione delle captazioni. Si tratta di un’eccezione già sollevata in fase preliminare e parzialmente accolta dal gup solo per uno dei filoni d’indagine. I giudici si sono riservati di decidere e scioglieranno la riserva nell’udienza fissata per il 1° luglio.

Le accuse principali e gli episodi contestati

Il processo nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco Rotice, insieme al fratello Michele, avrebbe chiesto a Michele Romito, imprenditore, di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che luna”, riconosciuta abusiva.

Michele Romito risponde anche di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.

Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretario comunale Giuliana Maria Galantino, che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.

Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente Ase Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo anche il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

Parte civili e lista testi: saranno ascoltati in 300

Nel processo si sono costituiti parte civile il Comune di Manfredonia, l’azienda Ase, un dipendente comunale e un avvocato, padre di un ex amministratore. Nella prossima udienza saranno discusse le richieste di ammissione delle prove. Complessivamente, le parti hanno depositato circa 300 nomi nella lista dei testimoni.

I pubblici ministeri hanno chiesto di ascoltare 43 testimoni, tra cui nove parti offese, 14 dipendenti Ase, cinque dirigenti comunali, dieci tra forze dell’ordine e investigatori, e quattro consulenti fonici.

Le difese, dal canto loro, hanno depositato elenchi particolarmente corposi. Tra i nomi figurano ex prefetti (Maurizio Valiante), sindaci, dirigenti comunali, agenti della polizia locale e amministratori pubblici, oltre a numerosi testimoni tecnici e consulenti. La lista più ampia – 123 testimoni – è stata proposta per replicare alle accuse di concussione e corruzione elettorale legate ai presunti favoritismi nel rilascio di autorizzazioni e assegnazioni pubbliche.

Un processo complesso, destinato a protrarsi a lungo, che scava nelle pieghe del potere locale e delle commistioni tra affari, politica e amministrazione. Il prossimo appuntamento è fissato per il 1° luglio, data in cui il tribunale deciderà sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Da quel momento, si entrerà nel vivo del dibattimento.

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Tags: giù le maniManfredonia
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