Il Comitato Transitorio del Partito Liberaldemocratico Puglia prende le distanze dalle recenti decisioni del Consiglio comunale di Bari e della Presidenza della Regione Puglia, in merito alla rottura dei rapporti istituzionali con Israele. Con un comunicato diffuso il 30 maggio, il gruppo ha definito tali scelte “un grave errore politico, culturale e istituzionale”, accusando le amministrazioni locali di adottare misure propagandistiche e dannose per l’immagine internazionale del territorio.
“Scelte arbitrarie e controproducenti”
Nel mirino del partito c’è soprattutto la recente decisione del Consiglio comunale barese di escludere Israele dalla prossima edizione della Fiera del Levante, e quella della Presidenza regionale guidata da Michele Emiliano, che ha invitato a interrompere ogni tipo di rapporto con esponenti del Governo israeliano. Secondo il PLD, queste scelte rappresentano un cedimento a una logica “di contrapposizione e chiusura”, che rischia di compromettere l’immagine di Bari e della Puglia come “luoghi aperti, europei e capaci di confrontarsi con la complessità globale”.
Il comunicato sottolinea che condannare la violenza nella Striscia di Gaza e difendere i diritti umani sia doveroso, ma che non si possa rispondere al conflitto con “atti di boicottaggio ideologico” che colpiscono indistintamente istituzioni e interlocutori legittimi.
Matteo Viggiani: “La pace si costruisce con il confronto, non con il silenzio imposto”
A intervenire con una dichiarazione diretta è Matteo Viggiani, componente del Comitato Transitorio PLD Puglia, che critica apertamente l’operato delle istituzioni pugliesi: “Escludere Israele dalla Fiera del Levante o interrompere rapporti istituzionali su base ideologica è un errore che isola e divide, proprio quando servirebbero dialogo e responsabilità. Le istituzioni locali non possono sostituirsi alla diplomazia dello Stato né cedere alla tentazione del boicottaggio simbolico”.
Viggiani richiama inoltre i limiti di competenza costituzionale, ricordando che la politica estera è prerogativa esclusiva dello Stato e che le direttive emanate dalla Regione appaiono “arbitrarie, prive di chiarezza giuridica e potenzialmente discriminatorie”.
“Un danno per il dialogo e la credibilità internazionale”
La nota liberaldemocratica accusa infine le istituzioni locali di contraddire nei fatti la distinzione – pur formalmente dichiarata – tra popolo israeliano e governo Netanyahu. L’interruzione dei rapporti, osserva il comunicato, impedisce ogni forma di confronto proprio con quei soggetti israeliani che potrebbero contribuire a una soluzione diplomatica del conflitto.
“Serve equilibrio, visione, competenza – conclude il testo –. Serve distinguere tra sincero impegno per la pace e derive ideologiche. E serve, soprattutto, coerenza: non si costruisce un futuro di pace scegliendo il silenzio al posto del dialogo”.












