Potrebbero ottenere una riduzione della pena i tre giovani foggiani condannati per il brutale pestaggio di un cittadino marocchino avvenuto il 23 giugno 2023 in piazza Mercato, nel cuore della movida foggiana. È stata rinviata a settembre l’udienza del processo d’appello dinanzi alla terza sezione della Corte d’appello di Bari, accogliendo la richiesta delle difese che intendono sondare con la Procura generale la possibilità di un patteggiamento. In particolare, si valuta un “concordato sui motivi d’appello” che consenta di ottenere la concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e accedere così a una sensibile riduzione della pena.
La violenza cieca nella notte di Foggia
Quel 23 giugno, in una serata come tante, Nouredine Ennil, 41 anni, stava bevendo una bibita seduto a un tavolino quando fu aggredito senza alcuna provocazione da cinque ragazzi, tre maggiorenni e due minorenni. Lo presero a pugni e calci, lo umiliarono spegnendogli una sigaretta sul petto, lo derubarono della collana e del cappellino. Tutto fu ripreso con i telefonini, in una scena di violenza che non lasciò scampo: anche quando Ennil era a terra privo di sensi, continuarono a colpirlo. Secondo quanto ricostruito in aula, uno degli aggressori gli avrebbe persino sferrato un calcio in testa.
Il video shock, unito alle immagini delle telecamere di sorveglianza, consentì alla Polizia di identificare e arrestare i cinque responsabili il 27 luglio, poco più di un mese dopo l’aggressione. Due di loro, minorenni all’epoca dei fatti, sono già stati condannati a 8 anni in appello. Gli altri tre – oggi tutti tra i 21 e i 22 anni – hanno ricevuto condanne pesantissime in primo grado: Raffaele Palladino 14 anni, Luigi Cognetti 11 anni e 4 mesi, Matteo Gesualdo 10 anni.
Le motivazioni del gup: “Colpi potenzialmente letali”
Nelle motivazioni della sentenza, la giudice per l’udienza preliminare Michela Valente fu netta: “I tre imputati non meritano le attenuanti generiche. L’efferatezza dell’aggressione, la totale assenza di pentimento, e l’atteggiamento sprezzante mostrato durante le indagini parlano da soli”. In particolare, fu sottolineato che uno degli imputati si vantò con i poliziotti di non essere pentito perché “la vittima aveva mancato di rispetto”.
Il giudice evidenziò come il pestaggio si fosse distinto per una “brutalità incongrua e debordante” contro uno sconosciuto che non mostrò mai alcun comportamento ostile. La prognosi riservata, il numero e la violenza dei colpi (almeno 15 pugni e 4 calci in zone vitali), la sigaretta spenta sul corpo, e l’intento umiliante degli imputati, furono tutti elementi ritenuti compatibili con il reato di tentato omicidio aggravato dalle sevizie.
Il possibile accordo con la Procura generale
Nel ricorso d’appello, le difese hanno contestato il riconoscimento del tentato omicidio, chiedendone la derubricazione in lesioni gravi, sostenendo che la vittima non fu mai realmente in pericolo di vita. Inoltre, è stata contestata la sussistenza della rapina, ritenuta non provata, e si è chiesta la concessione delle attenuanti generiche. Tuttavia, con l’ipotesi di un accordo con il procuratore generale Francesco Barbanente, le strategie potrebbero cambiare: i legali potrebbero rinunciare a parte dei motivi d’appello per ottenere un alleggerimento delle pene in cambio della prevalenza delle attenuanti.
Un’aggressione difficile da dimenticare
Resta, sullo sfondo, il ricordo di un’aggressione che ha scosso profondamente la città, non solo per la sua ferocia ma per l’apparente gratuità e il disprezzo umano con cui è stata compiuta. L’unico elemento che ha impedito la tragedia è stato l’intervento tempestivo di alcuni passanti e della Polizia, che hanno messo fine a un pestaggio che – secondo il giudice – avrebbe potuto avere un esito letale.
L’udienza di settembre chiarirà se i tre imputati potranno beneficiare di uno sconto di pena, o se la Corte d’appello confermerà l’impianto accusatorio già validato in primo grado.










