Dopo anni di denunce e mobilitazioni, le ruspe sono finalmente entrate a Torretta Antonacci, l’insediamento informale dove vivono centinaia di braccianti agricoli ai margini del Tavoliere, tra San Severo e Lesina. È iniziata la bonifica straordinaria: camion, operai e mezzi meccanici stanno rimuovendo tonnellate di rifiuti e detriti accumulati in anni di abbandono istituzionale, tra le baracche di lamiera e legno che ospitano una delle comunità più sfruttate e invisibili del Mezzogiorno.
La soddisfazione per l’avvio dei lavori è palpabile, ma si mescola con la rabbia e la determinazione. “È un primo segnale, una piccola vittoria – spiegano dal presidio dell’Unione Sindacale di Base – Federazione Provinciale di Foggia e dell’Associazione Terra e Libertà di San Severo – ma non ci basta. Perché vivere tra rifiuti, baracche e promesse non mantenute non è degno di nessun essere umano”.
Otto anni di lotte e promesse mancate
La storia di Torretta Antonacci è emblematica. Dopo lo sgombero del 2017 e l’incendio costato la vita a due braccianti, la comunità non si è arresa. Ha continuato a chiedere rispetto e diritti: acqua potabile, elettricità, una strada asfaltata sono stati ottenuti solo grazie alla mobilitazione collettiva. “Abbiamo lottato insieme e qualcosa è cambiato, ma siamo ancora lontani dalla giustizia”.
In otto anni sono stati compiuti piccoli passi, ma le condizioni di vita restano drammatiche: “D’inverno si gela, d’estate si muore di caldo. Lavoriamo ore sotto il sole per pochi euro, senza contratti, senza tutele, senza documenti. E senza documenti, nessuna casa sarà mai nostra. Senza documenti, non abbiamo diritti. Restiamo schiavi”.
Il mistero dei 30 milioni di euro scomparsi
Al centro della denuncia c’è anche la gestione delle risorse pubbliche. “Il governo ha stanziato 30 milioni per dare soluzioni abitative ai braccianti – denunciano gli attivisti – ma quei fondi sembrano spariti. Si sarebbero potute costruire case vere, creare percorsi di regolarizzazione, offrire dignità. Invece si è scelta, ancora una volta, l’indifferenza”.
Nel 2023 gli stessi abitanti di Torretta Antonacci hanno presentato un progetto concreto per trasformare l’insediamento in una comunità dignitosa, con abitazioni, servizi e inclusione. “Ma nulla è stato ascoltato. Siamo stanchi di promesse vuote. Vogliamo soluzioni vere, condivise con chi qui ci vive ogni giorno”.
Una lotta che continua
La bonifica in corso è dunque una vittoria simbolica, che nasce da anni di battaglie collettive, ma per i braccianti e le associazioni del territorio non può e non deve essere l’ultima parola. “Pretendiamo case vere, documenti veri, contratti veri. Non vogliamo essere più braccia usa e getta. Vogliamo essere cittadini”.
Il presidio continua. L’attenzione resta alta. Perché a Torretta Antonacci, la dignità non è ancora stata bonificata.










