Un sequestro preventivo da oltre 1,1 milioni di euro è in corso dalla mattinata odierna nel Salento, dove i finanzieri del comando provinciale di Bari stanno eseguendo un decreto emesso dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura. L’operazione riguarda una complessa indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato, autoriciclaggio e illecito amministrativo degli enti, con al centro la realizzazione fittizia di una struttura ricettiva a quattro stelle finanziata con fondi pubblici regionali.
Contributi pubblici ottenuti con dichiarazioni false
Sono tre le persone fisiche e due le società coinvolte, tutte indagate per aver ottenuto indebitamente fondi regionali destinati al programma “PIA Turismo”, rivolto alle medie imprese per investimenti integrati. Secondo le indagini, un imprenditore beneficiario del contributo avrebbe attestato falsamente l’esecuzione di lavori mai realizzati per oltre 1,4 milioni di euro, incassando una prima tranche del finanziamento pari a 1.132.305 euro.
Per documentare l’avvenuto pagamento dei lavori, sarebbero stati utilizzati assegni bancari privi di copertura e documentazione bancaria non genuina. Anche l’apporto di mezzi propri, richiesto dalla Regione Puglia, sarebbe stato falsificato attraverso la creazione artificiosa di una riserva patrimoniale fittizia. Simili artifici sarebbero stati impiegati per ottenere la seconda tranche del contributo.
Ruoli chiave per imprenditori e commercialista
Uno degli indagati, amministratore della società appaltatrice, avrebbe simulato il pagamento delle fatture legate ai lavori di ristrutturazione, producendo a sua volta documenti bancari contraffatti. Altri accertamenti riguardano un commercialista, che avrebbe ottenuto un finanziamento da 250mila euro per farlo figurare come pagamento di lavori in realtà mai eseguiti. Lo stesso professionista avrebbe inoltre sollecitato i clienti a produrre false prove di spesa, tra cui assegni scoperti.
Una parte della prima tranche del finanziamento pubblico, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata per acquistare fondi comuni di investimento e polizze vita, mentre altri 60mila euro sarebbero stati trasferiti a una società riconducibile all’imprenditore.
Il crac delle società e le accuse di bancarotta fraudolenta
Contestualmente al sequestro, è stata notificata la chiusura delle indagini preliminari per bancarotta fraudolenta nei confronti di sei persone, tra cui quattro imprenditori e due consulenti fiscali. Le accuse riguardano il dissesto di quattro società facenti parte di un gruppo immobiliare barese — tra cui la stessa beneficiaria del contributo — tutte ammesse a un concordato preventivo di gruppo.
Secondo la guardia di finanza, tra il 2014 e il 2022 sarebbero stati iscritti a bilancio crediti inesigibili e valutazioni gonfiate di immobili, così come una riserva patrimoniale fittizia, per nascondere le reali perdite. Le indagini avrebbero inoltre documentato l’omesso versamento di tributi per oltre 7 milioni di euro e distrazioni di fondi per mezzo milione, tra cui la rinuncia gratuita a crediti nei confronti di altre società del gruppo e il pagamento preferenziale di un creditore da 250mila euro, per evitare l’istanza di fallimento.
Indagini in corso, indagati non ancora giudicati
L’intera vicenda si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Agli indagati è stato notificato anche l’invito a presentarsi per l’interrogatorio preventivo previsto dalla nuova formulazione dell’art. 291 del codice di procedura penale, che introduce maggiori garanzie difensive in caso di possibili misure cautelari personali.
La procura sottolinea che la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo in sede di giudizio, nel pieno rispetto del contraddittorio con la difesa.










