Un’immagine simbolo, forte e destinata a restare: magistrati in toga sulla scalinata della Cassazione, con la Costituzione stretta tra le mani e la coccarda tricolore sul petto. È il segno tangibile di una protesta senza precedenti nella magistratura italiana, che nella giornata di sciopero indetto contro la riforma della giustizia del governo Meloni ha visto un’adesione massiccia, pari al 79,8%, con punte del 95% a Genova e del 90% a Milano.
Una mobilitazione che le toghe stesse definiscono “forte e necessaria”, perché a scioperare è un potere dello Stato. Il cuore della protesta è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, considerata il primo passo per una giustizia meno indipendente e più esposta al controllo della politica.
Le toghe in piazza: “Non difendiamo privilegi, ma la Costituzione”
Dal palco dell’assemblea nazionale al cinema Adriano di Roma, il segretario dell’Anm Rocco Maruotti, foggiano, è stato chiaro: “L’obiettivo è privare di autorevolezza la giurisdizione”, ma su questo punto “non ci sono margini di trattativa”, perché l’autonomia della magistratura “è materia non negoziabile”. Un messaggio netto al governo, che insiste sulla riforma e, attraverso Fratelli d’Italia, ha bollato lo sciopero come “eversivo”.
A difendere la protesta c’è anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi, che ha sottolineato come “questa non sia la battaglia di una casta, ma la difesa dei principi costituzionali”. “Noi non difendiamo privilegi – ha spiegato – ma vogliamo far capire ai cittadini quali sono i veri rischi della riforma. Si è voluto costruire un’immagine della magistratura negativa, che non corrisponde alla realtà”.
Partecipazione alta in tutta Italia, solo Roma resta sotto il 70%
Le toghe hanno bloccato l’attività nei tribunali per 24 ore, con adesioni molto alte nei principali distretti: 95% a Genova, 90% a Milano, oltre il 70% a Torino, Palermo e in Toscana. Il dato più basso si registra nel Lazio, dove l’adesione si ferma al 64,9%, mentre al Tribunale di Roma si scende al 60,5%.
Numeri che confermano il successo dello sciopero e che aprono una fase di ulteriore mobilitazione. “Quello di oggi è solo un primo passo – ha detto Giovanni Zaccaro, segretario della corrente Area – di un lungo percorso per far comprendere a tutti i rischi della riforma Nordio, che mina l’assetto costituzionale della magistratura”.
Il fronte compatto delle toghe: “L’indipendenza non si tocca”
Le varie anime della magistratura hanno trovato una posizione comune nella difesa dell’autonomia delle toghe. Per Magistratura democratica, la riforma del governo “punta a ridimensionare l’indipendenza della giurisdizione”, mentre per Unicost si tratta di un attacco a “uno dei principi cardine della democrazia”.
Ma la mobilitazione non si ferma allo sciopero: il 5 marzo è previsto un incontro con il governo, considerato uno snodo cruciale della protesta. “Il nostro è un grido d’allarme alla società civile – ha spiegato Giuseppe Tango di Magistratura Indipendente – perché questa riforma rischia di essere un cattivo servizio alla giustizia dei cittadini”.
Il messaggio lanciato dalle toghe è chiaro: la battaglia per la difesa dell’autonomia giudiziaria è appena iniziata e non si fermerà fino a quando il governo non sarà disposto ad ascoltare.










