• Contatti
giovedì 4 Giugno 2026
No Result
View All Result
l'Immediato
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere
No Result
View All Result
l'Immediato
No Result
View All Result

Home - Norma “anti-sindaci”, il Viminale boccia la legge della Puglia

Norma “anti-sindaci”, il Viminale boccia la legge della Puglia

L'articolo 219 della legge di bilancio sotto esame: possibile impugnazione per incostituzionalità

Di Redazione
11 Febbraio 2025
in Politica, Puglia
Aula del Consiglio regionale della Puglia

Aula del Consiglio regionale della Puglia

Condividi su FacebookCondividi su Twitter

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o

La norma che impone ai sindaci candidati alle elezioni regionali di dimettersi sei mesi prima della scadenza della legislatura finisce nel mirino del ministero dell’Interno, che ne evidenzia le criticità e preannuncia un possibile ricorso. Con una nota trasmessa a Palazzo Chigi, il Viminale ha espresso “perplessità” sull’articolo 219 della legge di bilancio 2025 della Regione Puglia, ritenendolo una limitazione del diritto di elettorato passivo per i primi cittadini.

La norma contestata e il rischio di impugnazione

La legge regionale, approvata a scrutinio segreto, impone ai sindaci in carica di dimettersi almeno sei mesi prima delle elezioni regionali, anticipando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale. Il ministero dell’Interno ha evidenziato come questa disposizione sia “non in linea” con le regole generali stabilite dalla legge 165/2014, che prevede per i sindaci l’obbligo di dimissioni solo entro la data di presentazione delle candidature, ovvero 30 giorni prima del voto.

Secondo il Viminale, la nuova norma potrebbe creare un danno eccessivo ai sindaci e alle comunità locali, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.

Lo scontro istituzionale e i prossimi passi

La legge di bilancio, approvata dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2024 e pubblicata il 31 dicembre, è attualmente sotto esame da parte del governo, che ha ancora 20 giorni per decidere se impugnarla. Se la Regione Puglia non dovesse correggere l’articolo 219, lo scontro potrebbe finire direttamente davanti alla Corte Costituzionale.

In un contesto politico regionale già complesso, appare difficile un accordo rapido per modificare la norma e scongiurare l’impugnazione. Il rischio è che la questione si trasformi in un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il governo nazionale, con ricadute sulle prossime elezioni e sulle strategie politiche dei sindaci pugliesi.

4o
Tags: Elezioninorma anti sindaciPuglia
Articolo precedente

Narcotraffico milionario a Foggia e in trasferta: processo immediato per il gruppo guidato dai Bruno

Articolo successivo

Apricena alla BIT di Milano: tradizione ed eventi per rilanciare il turismo

Articoli correlati

I leader del campo largo tirano la volata a Rossella Fini. “La donna giusta per cambiare San Giovanni”

Schlein a San Giovanni Rotondo: “Difenderemo Casa Sollievo, i lavoratori non possono pagare gli errori della gestione”

Foggia in marcia per Stefania, il grido dei figli dopo il femminicidio: “Mai più una madre uccisa nel silenzio”

Gisella Naturale

Braccianti costretti ad assumere farmaci e alcol per lavorare nei campi, Naturale (M5S): “È schiavitù”

Francesco Romito

Bagni Bonobo, assolto il titolare Francesco Romito: dissequestrata e restituita l’area dello stabilimento

Tragedia sulla strada a Manfredonia, 15enne indagato per omicidio stradale dopo la morte di Antonio Sinisi

Ultime Notizie

Gisella Naturale
Cronaca

Braccianti costretti ad assumere farmaci e alcol per lavorare nei campi, Naturale (M5S): “È schiavitù”

La senatrice interviene dopo le dichiarazioni dell'attivista Soumaila Diawara sul ghetto di Borgo Mezzanone. Chiesti controlli e approfondimenti da parte...

Tragedia sulla strada a Manfredonia, 15enne indagato per omicidio stradale dopo la morte di Antonio Sinisi

Pugliapromozione, nuovo sequestro da 1,3 milioni: nel mirino stipendi e pagamenti fuori busta ai dirigenti

Liste d’attesa, la Puglia migliora ma resta tra le regioni in ritardo: oltre la metà delle prestazioni fuori dai tempi previsti

I clan foggiani puntano sul Molise: interdittive antimafia a ristoranti, sale giochi e concessionarie

Antonio De Sabato

Docufilm su Federico II, De Sabato: “Capitanata assente dal racconto dello Stupor Mundi, ora candidatura Unesco”

Quotidiano online registrato presso il Tribunale di Foggia, n. 3/2014 Società editrice: iMEDIA srls P.IVA 03942360714

  • Cookies policy
  • Privacy Policy
IMPOSTAZIONI PRIVACY

Copyright © 2026

No Result
View All Result
  • Cronaca
  • Inchieste
  • Politica
  • Sanità & Salute
  • Turismo
  • Cultura
  • Sport
  • Puglia
    • Bari
    • Bat
    • Cerignola e 5 Reali Siti
    • Foggia
    • Gargano
    • Grande Salento
    • Manfredonia
    • Lucera e Monti Dauni
    • Regione Puglia
    • San Severo e Alto Tavoliere

Copyright © 2024