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Home - Bari, niente scioglimento: ora rischiano i dipendenti comunali e le partecipate Amiu e Multiservizi

Bari, niente scioglimento: ora rischiano i dipendenti comunali e le partecipate Amiu e Multiservizi

Sanzioni in arrivo per 23 persone, mentre il Viminale valuta il commissariamento delle aziende pubbliche per legami con la criminalità organizzata. Amtab già sottoposta al provvedimento

Di Redazione
9 Febbraio 2025
in Bari, Cronaca
Piantedosi e Leccese

Piantedosi e Leccese

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Il Comune di Bari non sarà sciolto per infiltrazioni mafiose. È questa la decisione definitiva maturata dopo sei mesi di accertamenti e verifiche da parte degli ispettori inviati dal Ministero dell’Interno. Un esito atteso, ma non scontato, che tiene conto delle valutazioni amministrative della Prefettura e delle criticità emerse nel corso dell’indagine. Il sindaco Vito Leccese riceverà domani la notifica ufficiale della conclusione del procedimento aperto lo scorso marzo.

La decisione del Viminale e il peso della politica

A pesare sulla scelta del governo non sono state solo le risultanze tecniche dell’inchiesta, che non hanno trovato prove di un’influenza diretta della criminalità organizzata sugli amministratori comunali. Decisivo è stato anche il noto scetticismo del ministro Matteo Piantedosi nei confronti dello strumento dello scioglimento per mafia, da lui più volte definito “lacerante e doloroso”. A ciò si è aggiunta una forte moral suasion dell’ex sindaco Antonio Decaro, il quale, da presidente dell’Anci, ha saputo costruire un rapporto solido con i funzionari del Viminale che hanno gestito l’istruttoria sul capoluogo pugliese.

La scelta finale sembra essere frutto di un calcolo politico: meglio per il centrodestra, che inizialmente aveva spinto per lo scioglimento, poter ora sottolineare le gravi criticità emerse nella relazione prefettizia, piuttosto che trasformare Decaro in una sorta di martire della legalità.

Sanzioni in arrivo per i dipendenti comunali

Se il Comune resta in piedi, l’inchiesta amministrativa ha comunque evidenziato situazioni preoccupanti, soprattutto all’interno della macchina comunale. La Prefettura di Bari, nella relazione trasmessa al Viminale, ha individuato 23 dipendenti le cui posizioni sono risultate problematiche, soprattutto all’interno del corpo della Polizia municipale.

Per questi soggetti sono in arrivo sanzioni individuali, che potrebbero tradursi in sospensioni, trasferimenti e, nei casi più gravi, anche in licenziamenti. La proposta avanzata al ministero riguarderebbe un numero limitato di dipendenti, ma il Viminale potrebbe decidere di allargare il provvedimento.

Il nodo delle partecipate: verso il commissariamento

Uno dei punti più delicati dell’indagine riguarda le società partecipate dal Comune. Gli ispettori della Prefettura hanno incrociato le anagrafiche dei dipendenti con i casellari giudiziari, scoprendo che in molte aziende pubbliche operano soggetti con precedenti per criminalità organizzata o con legami diretti con famiglie mafiose locali.

La Gazzetta del Mezzogiorno ha riportato che il caso più eclatante è quello della Multiservizi, un tempo guidata dall’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, al centro dell’inchiesta Codice Interno. Tra i dipendenti compare anche Vito Lovreglio, fratello di Tommaso Lovreglio, uno dei presunti mafiosi da cui Olivieri avrebbe comprato voti per la moglie nelle elezioni comunali del 2019. Lo stesso Tommaso Lovreglio è tra i tre arrestati dell’inchiesta che lavoravano per Amtab, dove altri cinque dipendenti risultano collegati al clan Parisi.

Amiu e Multiservizi sono le due società dove il numero di dipendenti con precedenti penali è più alto, ma per il momento il focus del Viminale sembra concentrato su Amtab, la cui gestione è già sotto commissariamento per decisione del Tribunale di prevenzione. Il prossimo 26 febbraio, l’amministratore giudiziario Luca D’Amore discuterà in tribunale la richiesta di proroga del provvedimento per un altro anno.

L’intervento con il decreto anticorruzione

Per affrontare queste criticità, il Ministero dell’Interno intende applicare l’articolo 32 del decreto legge 90/2014, una norma pensata per le aziende private coinvolte in appalti pubblici a rischio corruzione. Questa procedura permette la nomina di un tutor con il compito di vigilare sugli atti di gestione per un periodo di tempo definito.

Resta da chiarire in quali aziende il commissariamento verrà effettivamente attuato. La presenza di soggetti con precedenti penali, da sola, non basta per giustificare un intervento, ma il caso di Amtab sembra ormai segnato, mentre per Multiservizi e Amiu le decisioni verranno prese nelle prossime settimane.

Un capitolo ancora aperto

Se da un lato la decisione di non sciogliere il Comune evita un terremoto politico, dall’altro le criticità emerse nel rapporto della Prefettura restano gravi. Il Viminale dovrà ora dimostrare di essere in grado di affrontarle con strumenti alternativi. Intanto, la politica locale si interroga sulle conseguenze di questa vicenda: la questione Bari è tutt’altro che chiusa.

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Tags: Bari
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