Nuove “soffiate” alla mafia garganica? Dopo il caso di “Matteo il poliziotto” che avrebbe avvertito il clan Lombardi-Scirpoli-Raduano su arresti e perquisizioni, vicenda narrata nelle carte dell’inchiesta “Omnia Nostra”, adesso spunta “Pasquale il poliziotto”, stavolta a favore del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. La circostanza è descritta nella maxi ordinanza di oltre mille pagine “Mari e Monti” della gip Valenzi.
Ad un certo punto si parla di traffico di droga, uno dei “core business” dell’organizzazione criminale oggi guidata dal 41enne boss Enzo Miucci detto “U’ Criatur”.
Ad essere intercettati sono due degli arrestati, Giuseppe Pio Ciociola e Luigi Mazzamurro. Il primo contattò il secondo “informandolo – si legge – di tenersi pronto nel primissimo pomeriggio. Ciociola avvisa Mazzamurro che di lì a breve lo contatterà il fornitore e che dovranno recarsi a Cerignola a ritirare lo stupefacente. Mazzamurro, consapevole dei rischi giudiziari che corre nel trasportare la droga, si mostra restìo ad andare con la propria autovettura: ‘No, a me, questi impicci, lo sa che non deve darmeli. A me, questi impicci… eh, quella, la danno… non scherziamo con questa. Con questa non scherziamo. No, mi desse un’altra macchina… lui. Questa la fermo e andiamo là. No come cazzo la canta lui! A me, lo sa, questi impicci non me li deve dare, perché lo sa troppo bene’. Continuando il discorso, Mazzamurro – riporta sempre l’ordinanza – esterna le proprie preoccupazioni poiché aveva appreso da tale ‘Pasquale il poliziotto’ che sono in corso attività investigative sul loro conto: ‘…Te lo devo dire meglio, Pasquale il poliziotto che mi ha detto? Che rimane tra me e te?…. <<statevi attenti>>, ha detto, <<tu e quello>>, ‘io e te…’. Ha detto che sta il fascicolo. Ha detto: <<Di te e di quello>>. L’ha letto… hai capito? Eh! Poi come dobbiamo fare, che lui si sbatte le ali e dice: <<tanto…>> incomprensibile… A me non mi… non ne andiamo parlando… e mè mè mè (modo di dire per intendere: “nonostante glielo abbia detto” – ndr) mercoledì devo andare nuovamente… a Foggia. Eh, poi non posso stare in questa maniera, io mi devo trovare un lavoro…'”.
Alla fine Mazzamurro si convinse e i due si recarono nel luogo concordato con la sua auto. Una pattuglia dei finanzieri, però, intercettò il veicolo e intimò l’alt ma i due forzarono il posto di blocco e gettarono la droga dal finestrino. “Buttala, buttala giù. Stai pulito”.
Relativamente al poliziotto citato da Mazzamurro, l’ordinanza fa riferimento, in una nota, a tale “Pasquale G.” del commissariato di Manfredonia, stesso luogo di lavoro dell’epoca di “Matteo il poliziotto”. A riguardo, si legge, “sono in corso doverosi approfondimenti investigativi”.
Nel frattempo, continua la caccia a Leonardo Miucci detto “Dino”, 46enne fratello maggiore di Enzo. L’uomo, uno dei più influenti e carismatici del clan, dominus – secondo gli inquirenti – sul territorio di Manfredonia, soprattutto nel settore degli appalti, è ancora latitante, sfuggito misteriosamente alla cattura nel giorno del blitz “Mari e Monti”. Oltre a lui è ricercato anche il 32enne Pasquale Totaro detto “Farfaridd”. Qualche soffiata prima della fuga? Al nuovo questore di Foggia, Alfredo D’Agostino il compito di monitorare attentamente questa situazione.












