Sono giorni tesi e frenetici. La scadenza del voto di dicembre per la nuova governance della Camera di commercio di Foggia fa tenere le bocche cucite a chi sta provando da tempo ad escludere dalla partita l’attuale presidente, Damiano Gelsomino. L’imprenditore manfredoniano, però, ha spiazzato tutti, dichiarando di non voler scendere nuovamente in campo. In un colloquio con l’Immediato ha spiegato le ragioni della decisione maturata nell’ultima settimana.
Presidente, non c’è un clima particolarmente sereno in Camera di commercio. Il voto di dicembre non sta diventando una notte dei lunghi coltelli?
Non sono abituato a ragionare in questi termini. Si consumano battaglie di bassa lega finalizzate a chissà cosa. Sicuramente la poltrona fa venire l’acquolina in bocca a qualcuno, abituato evidentemente ad utilizzarla per scopi che non potrei condividere. Per questo ho deciso di fare un passo indietro, dopo una attenta valutazione. In questi anni ho avuto in mente solo lo sviluppo del territorio, sacrificando imprese e famiglia. Qualche giorno fa mi è stato ricordato che avrei avuto diritto a delle indennità per la carica, non ci ho mai pensato, al punto che in 3 anni non ho mai chiesto nemmeno il rimborso delle spese per gli spostamenti che faccio con i miei mezzi. Questo solo per dire che, a mio giudizio, chi presiede questo ente deve pensare a lavorare per il territorio, non per l’interesse personale. Poi mi ritrovo a dover discutere di questioni agli antipodi rispetto alla politica di indirizzo che ho portato avanti finora. E dunque non vedo più i margini per continuare.
Quasi un’opera da tre soldi… vede qualche Mackie Messer all’orizzonte?
La storia di questo ente è piuttosto conosciuta. In passato sono stati fatti errori piuttosto evidenti nella gestione. Senza voler giudicare le singole responsabilità, mi limito solo a dire che errare è umano, ma perseverare è diabolico…
Sta dicendo che l’Ente potrebbe ritornare nelle mani di persone che già hanno avuto modo di amministrarlo?
Vedremo… In questo momento la priorità è garantire il massimo della trasparenza e della legalità, e su questo non ho mai avuto nessun dubbio, conoscendo la professionalità del segretario generale, la dottoressa Lorella Palladino, e del suo staff. Il peso specifico di ogni rappresentanza dovrà essere scientificamente certificato. Dopodiché ritengo ci siano personalità in grado di guidarlo con competenza e correttezza. Finora ho trovato qui dentro grandi professionalità e criticità altrettanto evidenti. A cominciare da una sede mastodontica, costata ben 30 milioni di euro. Avete idea di cosa poteva significare, per le imprese del territorio, un investimento per lo sviluppo della stessa portata?
A proposito di conti, qualche mese fa ha dichiarato di aver portato il bilancio in bonus, scongiurando l’accorpamento di Foggia a Bari. Cosa lascia in dote al suo successore?
Innanzitutto la serenità finanziaria per i prossimi anni, oltre a 2 milioni subito alle imprese per bandi in corso di svolgimento. Poi la certezza di aver tutelato l’Ente dall’accorpamento, i cui presupposti c’erano tutti. Infatti, due sono i requisiti per mantenere l’autonomia: il numero di imprese iscritte (il limite minimo di 75 mila imprese iscritte per l’autonomia, in Capitanata ne abbiamo circa 85mila) e la sostenibilità economico-finanziaria. Su questo secondo punto eravamo fuori strada. A titolo di esempio, le aziende speciali Cesan e Lachimer drenavano 1,5 milioni di euro l’anno, con l’accorpamento abbiamo ridotto il costo a 350 mila euro. Abbiamo razionalizzato diversi aspetti, recuperando risorse vitali per evitare tagli al personale e alienazioni. Al contrario, abbiamo assunto 10 persone, gettando le basi per nuovi ingressi. Peraltro, sono state liberate risorse destinate alle imprese, non solo con gli importanti aiuti durante l’emergenza Covid, ma anche con incentivi mirati agli investimenti in tutti i settori merceologici.
Durante la cerimonia per i 200 anni della CCIAA aveva annunciato anche il ritorno in via Dante, storica sede dell’ente. Avete cambiato idea?
Assolutamente no. Abbiamo affrontato la questione della cessione all’Asl Foggia, vista l’oggettiva esigenza di spazi per i servizi sanitari territoriali. Una operazione che consentirebbe alla Camera di recuperare ulteriore ossigeno per le attività di sviluppo, riparando ad un errore del passato, e all’Asl di fare un investimento che si ripagherebbe con il taglio dei fitti passivi, con il vantaggio di accorpare qui una serie di attività che attualmente sono dislocate in diverse parti della città. Solo che si attende il parere della Regione Puglia sulla sostenibilità dell’operazione. Probabilmente il percorso potrà essere concluso dal mio successore.
Tornando al discorso politico, in pole-position, per il passaggio di testimone, potrebbe esserci Confcommercio, visto il suo peso?
Penso che sarà molto importante cercare di arrivare alla massima condivisione tra le associazioni di categoria al fine di esprimere il nome meritevole perché, se uniti, si riusciranno a realizzare obiettivi importanti e improcrastinabili, al contrario si rimarrà “impantanati”. Tutte le associazioni di categoria devono fare un’analisi di persone e imprenditori che hanno valore di rappresentanza. La rappresentanza per me significa “esempio” di quello che si è fatto e di quello che si fa.
È un modo per avvisare le parti in campo di non cercare sotterfugi per raggiungere l’obiettivo della poltrona?
Gli obiettivi che avevo in mente sono stati tutti raggiunti, perché qui ho ragionato come ragiono con le mie imprese, con la stessa logica. Questa logica non è condivisa da alcune persone, intente più a focalizzarsi su queste sconvenienti battaglie. Evidentemente sono abituati a muoversi così, il tempo dirà per quali fini. Tutto questo non è nel mio stile e nella mia storia d’impresa. Per rivendicarlo, lascio la poltrona.
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