“Vittima dei bulli a Rodi Garganico”, la storia shock del regista Sciarra: “Ho tentato il suicidio a 14 anni”

Nonostante il padre Antonio fosse uno stimato professore di italiano, che aveva la stima delle famiglie più povere di Rodi, perché forniva loro un aiuto e prendeva a cuore le vicende dei loro figli, questo non è bastato a salvare Giuseppe

Rodi Garganico, una delle perle del Gargano è sempre stata una delle mete turistiche più amate per le vacanze estive. Molti italiani l’hanno scelta più volte come meta vacanziera per il suo litorale, per il suo porto tra i più belli, per le sue spiagge assolate e il cibo mediterraneo. Oggi questo posto incantevole deve fare i conti con una brutta storia che sembra ritornare tra le pieghe oscure del suo passato e travolgere come un boomerang il paese.

Il regista e scrittore Giuseppe Sciarra dopo una serie di cortometraggi di successo ha realizzato un breve documentario in cui ci parla di una vicenda terribile avvenuta nell’eden della Puglia tutt’altro che edificante. Sciarra denuncia pesanti atti di bullismo nel suo cortometraggio “Ikos” interpretato da Edoardo Purgatori in cui racconta che da otto anni fino ai quattordici anni è stato perseguitato da molti coetanei del luogo con violenze, umiliazioni e angherie, tutto perché dicevano che fosse gay. Gli episodi, secondo lo staff del regista, sono molto gravi perché oltre a essersi perpetrati negli anni sono sfociati in veri e propri atti delinquenziali.

“Mentre i bulli mi massacravano molti miei coetanei dell’epoca mi emarginavano, perché non era opportuno essere amici di uno sfigato e di un frocio – racconta – per proteggermi a mia volta mi sono chiuso in me stesso e auto emarginato (o questo o la mia testa che sarebbe stato il trofeo della follia dei bulli), mentre continuavano e continuano a chiamare la loro crudeltà col termine inappropriato di bravata. Nel mio caso di certo non lo era”.

Nonostante il padre Antonio fosse uno stimato professore di italiano, che aveva la stima delle famiglie più povere di Rodi, perché forniva loro un aiuto e prendeva a cuore le vicende dei loro figli, questo non è bastato a salvare Giuseppe dal demone del bullismo “per il quale tenterà per ben due volte il suicidio, a quattordici e sedici anni”.



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