Lo Stato cala il sipario sui Romito. Interdittiva antimafia per l’impresa che gestisce il “Guarda che Luna”

Il provvedimento del prefetto di Foggia, Carmine Esposito rappresenta una dura mazzata per le attività della famiglia manfredoniana. Non ha pagato la strategia “attendista” della giunta Rotice

Ci ha pensato il Governo a mettere fine alle attività imprenditoriali di Michele Romito e famiglia. La Prefettura di Foggia ha spiccato un’interdittiva antimafia a carico della “Bar Centrale sas di Romito Francesco e C”, società titolare del ristorante “Guarda che Luna”. Mentre la giunta Rotice sonnecchia, non eseguendo una sentenza del Tar che ha ordinato la rimozione del locale abusivo, situato sulla scogliera di Manfredonia in località “Acqua di Cristo”, lo Stato non sta a guardare e tira dritto per la sua strada, nel percorso di ripristino della legalità in provincia di Foggia. Non ha pagato la strategia “attendista” dell’amministrazione comunale, inspiegabilmente silente su un tema così sentito e delicato, soprattutto dopo lo scioglimento per mafia del 2019. La lotta ad ogni forma di illegalità, annunciata durante la campagna elettorale, è ferma a frasi di circostanza.

Nell’interdittiva antimafia di 14 pagine, si analizza la posizione del socio accomandatario dell’impresa, “già denunciato – si legge nel documento firmato dal prefetto Carmine Esposito – per violazione dei sigilli del lido ‘Bagni Bonobo'”. L’imprenditore venne inoltre “deferito per disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, invasione di terreni e occupazione abusiva di spazio demaniale”.

L’omicidio di Franco Romito nel 2009 a Siponto

Michele Romito e gli affari di famiglia

Il socio dell’impresa in questione è figlio di Michele Romito, quest’ultimo fratello maggiore dei boss Franco e Mario Luciano, entrambi uccisi durante la guerra di mafia contro le famiglie Li Bergolis-Miucci-Lombardone, ovvero il “clan dei Montanari”. Per la Prefettura, Michele Romito sarebbe “elemento di spicco dell’agguerrita gens mafiosa Romito, attiva nell’area garganica, con sede a Manfredonia”.

Il prefetto ha ricordato gli affari criminali dei Romito e il rapporto “con esponenti del clan camorristico partenopeo Rinaldi“. I sipontini provvedevano “sul litorale di Manfredonia – è scritto ancora nell’interdittiva – allo sbarco e al successivo smistamento del prodotto di contrabbando” (tabacchi lavorati esteri) ed avevano “salde intese con sodalizi criminali extraterritoriali”. Vengono indicati contatti con “ndrine calabresi” e con alcuni “vertici della criminalità partenopea, come risulta dagli atti di indagine che hanno portato all’arresto del camorrista latitante Gaetano Cervone“.

Nell’interdittiva si cita la recente operazione antimafia “Omnia Nostra” contro il clan Romito-Ricucci-Lombardi. Michele Romito non risulta tra gli indagati, ma è abbondantemente citato nelle carte. “Nell’ordinanza di custodia cautelare – scrive il prefetto – è più volte citato in relazione alla ‘supremazia’ che gli viene riconosciuta da altri esponenti della mafia garganica, nella gestione degli affari del clan omonimo”.

“Realtà economica inquietante”

Alla luce degli interessi criminali del clan sul litorale, dal controllo dei pescatori al mondo della movida, la Prefettura traccia un quadro fosco dell’impresa, definita senza mezzi termini “una realtà economica inquietante sotto il profilo antimafia, proprio perché svolge un’attività che sfrutta le coste sipontine per fini ricettivi, in un contesto in cui fonti giudiziarie hanno evidenziato l’interesse del clan Romito per le attività economiche che si svolgono sulle coste di Manfredonia e soprattutto la pervasività del clan nella economia legale”.

Inoltre, l’interdittiva ricorda la strage di San Marco del 9 agosto 2017, giorno dell’agguato mortale al capomafia Mario Luciano Romito. Secondo la Prefettura, il boss “stava guidando un percorso espansionistico e di consolidamento del clan, potendo contare su una solida alleanza con strutture malavitose di Mattinata e su importanti appoggi criminali anche in altre aree del Foggiano, compreso il capoluogo, dove aveva come punto di riferimento la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza“.

“Più probabile che non”

Stando alla Prefettura, “il contesto familiare ed ambientale in cui è proiettata l’attività dell’impresa sottoposta a verifica antimafia, rende ‘più probabile che non’ una direzione dell’attività imprenditoriale orientata ad alimentare gli interessi economici del gruppo criminale di riferimento e una agevolazione sistematica all’affermazione del potere del gruppo mafioso stesso”. A parere di Esposito, “il pericolo di condizionamento dell’impresa da parte della criminalità organizzata è concreto“. Ci sarebbe, dunque, “il rischio che vi sia penetrazione, nell’attività imprenditoriale, di posizioni agevolatorie orientate al gruppo mafioso di riferimento”. (In foto, il prefetto Carmine Esposito; a destra, la strage di San Marco; sullo sfondo, il ristorante “Guarda che Luna”)

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