Mafia del Gargano: a sorpresa si pente “Baffino junior”, trema il clan Romito. Avviato programma di protezione

Il mattinatese Andrea Quitadamo, 33 anni, ha deciso di collaborare con la giustizia. Il giovane è tra gli arrestati di “Omnia Nostra” ed è imputato nel processo “Ariete”

Andrea Quitadamo ha detto basta. Il pregiudicato mattinatese, 33 anni, alias “Baffino junior”, ha deciso di collaborare con la giustizia. Il fratello di Antonio Quitadamo detto “Baffino”, quest’ultimo tra i vertici della frangia di Mattinata del clan manfredoniano Romito-Ricucci-Lombardi, ha comunicato il suo intento di pentirsi dal carcere di Palmi in Calabria, dove è detenuto per il blitz antimafia “Omnia Nostra” del dicembre scorso. Una decisione a sorpresa visto lo spessore criminale di Andrea Quitadamo, ritenuto dai magistrati della Dda di Bari tra gli elementi di spicco del clan. Il giovane, solitamente schivo e taciturno rispetto ad altri membri dell’organizzazione, avrebbe deciso di cambiare vita anche alla luce di alcune rivelazioni agli inquirenti fornite da altri pentiti garganici.

Scricchiola sempre più il muro di omertà nel mondo della malavita locale: negli ultimi anni hanno iniziato un percorso con la giustizia i foggiani Alfonso Capotosto, Carlo Verderosa e Alessandro Mastrorazio e i garganici Giovanni Surano, Danilo Pietro Della Malva e Orazio Coda, questi ultimi tre appartenenti al clan Raduano di Vieste, alleato proprio dei Romito. I foggiani Capotosto e Verderosa erano invece componenti del gruppo criminale Moretti-Pellegrino-Lanza, anche quest’ultimo legato ai manfredoniani.

Quitadamo, come detto, è in carcere per “Omnia Nostra” ed è tuttora imputato nel processo “Ariete” per il tentato assalto ad un portavalori tra Mattinata e Vieste insieme a “pezzi da Novanta” del clan come il fratello Antonio, Francesco Scirpoli, Pietro La Torre e Luigi Ferro. Tra gli indagati c’era anche Mario Luciano Romito, ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. In “Omnia Nostra” a “Baffino junior” viene contestata l’associazione mafiosa ed è anche accusato di aver ordinato una spedizione punitiva ai danni di un rivale. Attivato il programma di protezione per lui e i suoi familiari.

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