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Home - La mafia foggiana in uno speciale di Italia Uno. “È simile alla ‘ndrangheta. Un’emergenza nazionale”

La mafia foggiana in uno speciale di Italia Uno. “È simile alla ‘ndrangheta. Un’emergenza nazionale”

Di Redazione
2 Febbraio 2022
in Cronaca
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“Qui c’è un’emergenza nazionale perché è una criminalità organizzata molto simile alla ‘ndrangheta che è molto pericolosa perché da una parte ha la violenza della mafia rurale e dall’altra ha l'”intelligenza” della mafia degli affari. È vero che si è sottovalutata ma qualcosa è incominciato a cambiare. A partire dalla strage di San Marco in Lamis nel 2017 è cominciato a cambiare tutto e molto di questo lo dobbiamo alle vedove delle vittime della strage”. Lo ha detto Roberto Rossi, procuratore capo di Bari, intervistato per lo speciale “Studio Aperto Mag” (curato da Klaus Davi e Alessio Fusco) che sarà in onda domani sera, 3 febbraio, alle 19 su Italia Uno della durata di 25 minuti. Inizialmente previsto per oggi, l’approfondimento è stato spostato per la morte dell’attrice Monica Vitti. “È incominciato a cambiare tutto anche sulla spinta delle vedove delle due persone uccise che hanno fatto molto e stanno continuando a fare molto per svegliare le coscienze”, ha dichiarato Rossi.

“Altro che mafia pastorale, la quarta mafia è già globalizzata nel senso che ha già rapporti fortissimi con la criminalità organizzata albanese – ha proseguito Rossi -. Tant’è vero che noi abbiamo un asse con la procura antimafia albanese, chiamiamola così, noi qui abbiamo una collaborazione straordinaria primaria che ha dato dei risultati anche investigativi importanti. Ma quello che è importante è che purtroppo, essendo una mafia che sta incominciando a investire molto, è chiaro che ha dei rapporti economici che vanno lì dove ci sono i flussi di denaro più interessanti, quindi l’Italia del Nord, i Balcani, la Colombia”.

“Alcuni figli di boss hanno studiato a Milano, voglio dire anche a università di pregio, quindi è significativo purtroppo non tanto del segnale di voler rompere con la propria famiglia, al contrario, si vanno a formare nei contesti sociali dove circola la ricchezza e i redditi sono più alti”. Rossi ha anche confermato che gli interessi della Società Foggiana a Milano vanno dalla ristorazione alla droga.

Secondo Rossi “le mafie pugliesi agiscono separate, non ci sono connessioni tra loro e non esiste una cupola. Ci sono invece maggiori rapporti con la cosiddetta ‘batteria’, cioè la provincia di Trani-Barletta-Andria, perché poi ci sono i territori limitrofi e meri accordi sul traffico di stupefacenti”.

E ancora: “Non c’è dubbio, la criminalità foggiana è diventata più forte al Nord. Quella barese è più limitata, forse perché più contrastata negli anni con maggiore energia da parte dello Stato, quindi è in difficoltà, e poi perché, anche per ragione sociale, è radicata solo in alcuni quartieri, a volte in qualche paese, a seconda anche degli arresti che ci sono, ma ha difficoltà a espandersi al Nord”.

A parere del procuratore Rossi “le vere avversarie della criminalità organizzata foggiana sono le donne. Cioè, tra le prime che hanno cominciato a reagire sono state loro. C’è un caso anche abbastanza famoso di una mamma di 4 figli, diciamo di boss, che ha deciso di collaborare per eliminare questo rapporto tra figli e genitori e padre, nel timore che poi alla fine finissero nelle tipiche faide… Il ruolo delle vedove delle vittime è un ruolo importante nella coscienza sociale del foggiano, quindi le donne le ho viste protagoniste della reazione. Certo, sono ancora poche, però è significativo proprio per questo motivo”.

Alla domanda: “Avete evidenze di rapporti strutturali con la ‘ndrangheta? (qualcosa è già emerso nell’operazione “Friends”, ndr)”, il procuratore capo di Bari ha risposto: “Abbiamo qualche evidenza. Per la droga lavorano con gli albanesi e attraverso di loro hanno rapporti con la Colombia per la cocaina. Il rapporto forte è con gli albanesi”. (In alto, Klaus Davi e Alessio Fusco durante l’intervista a Rossi)

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Tags: mafia foggiana italia unostudio aperto
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