Lerario sulle tangenti: “Ero confuso, non ho avuto il tempo di reagire. Leccese? Non ho chiesto niente”

L’ex capo della Protezione civile sugli imprenditori: “Non avevano bisogno di ingraziarsi nessuno”

Sulle mazzette da 10 e 20mila euro consegnate dagli imprenditori Luca Leccese e Donato Mottola, l’ex capo della Protezione civile Mario Lerario non si è ancora pronunciato. Ma ha riferito, come riportato da Repubblica, che “erano imprenditori che non avevano bisogno di ingraziarsi nessuno, perché il lavoro che hanno fatto durante l’emergenza Covid non lo voleva fare nessun altro”.

Il foggiano Leccese aveva realizzato un mini-villaggio di container per i migranti di Borgo Mezzanone, mentre Mottola aveva partecipato a quel lavoro e costruito in tempi record le piastre per la terapia intensiva degli ospedali Moscati di Taranto e Perrino di Brindisi. I lavori erano stati affidati direttamente, in virtù dell’emergenza.

“Bisognava realizzare un campo per i raccoglitori di olive a Terlizzi – diceva Lerario -, il sindaco all’inizio non voleva, ne parlai con Mottola e siccome il 22 dicembre mi trovavo lì, gli chiesi di passare per fare un sopralluogo”. Dopo il quale l’imprenditore consegnò il pacco contentente la manzetta (un taglio di carne pregiata, delle bottiglie di vino e 20mila euro). “Ricevo da Mottola questo pacco e io lo accetto – ha spiegato Lerario ai magistrati – ma non l’avevamo concordato. Che dentro c’erano i soldi me ne sono accorto la mattina successiva”.

Poi, sul motivo per cui non ha denunciato la corruzione, precisa: “Ero imbarazzato, confuso, non sapevo bene come fare, l’avrei chiamato ma non ho avuto il tempo”. Stessa versione anche per i 10mila euro consegnati da Leccese il 23 dicembre: “Ho ricevuto da lui il cesto di Natale e quello che c’era nell’involucro. Non ho chiesto niente, ho immaginato fossero soldi, ero confuso, la mia attenzione era focalizzata a risolvere il problema di Borgo Mezzanone”.