Il voto a Manfredonia controllato dai soliti “gattopardi” della politica. Relazioni e affinità pericolose in riva al golfo

Il 7 novembre si decide la nuova amministrazione sipontina, ma c’è sempre l’ombra di chi provocò lo scioglimento per mafia dell’ente comunale. Fatti e personaggi sotto gli occhi di tutti

Volge al termine la competizione elettorale sipontina, domenica 7 novembre si apriranno i seggi elettorali per eleggere il nuovo sindaco di Manfredonia, e dietro le mille lusinghe di offerte politiche improponibili, il cittadino è costretto ad una amara se non avvilente riflessione: che tutto sia cambiato nell’agone politico perché davvero nulla cambi. Lo scioglimento per mafia del Comune di due anni fa non sembra avere avuto gli effetti sperati. Pare proprio che i vari protagonisti della catastrofe politico-amministrativa abbiano solo finto di indietreggiare, ma di fatto sarebbero ben saldi al comando di compagini politiche pressoché immutate, riproponendosi gattopardescamente sotto funzioni e ruoli trasformati sebbene identici a quelli trascorsi.

Emblematico, ma solo uno fra i tanti esempi, è che si sia rinunciato anche a simboli e nomi dei partiti per riverniciare i propri sepolcri. Molti (soprattutto i rappresentanti di comitati d’affari) ad invocare la certezza del diritto e trincerarsi dietro il formalismo di legge, e però di contro fingono, se non nascondono, le cause che hanno condotto a tanta e tale degenerazione dei comportamenti politici. Quindi, se la risposta a questo deprimente quadro sarà l’astensionismo dal voto, altri diversi interrogativi attanagliano chi davvero tenterà di scegliere un vero e reale cambiamento che tangibilmente possa far mutare un territorio depresso e seriamente compromesso.

I malavitosi garganici Francesco Scirpoli e Giovanni Caterino

Il primo, quanto influirà per un candidato sindaco, se sarà eletto, il rapporto di strettissima parentela della propria compagna con uno dei boss più temuti ed emergenti della mafia garganica, quale è il mattinatese Francesco Scirpoli? Non solo; per altro candidato sindaco, se sarà eletto, quel rapporto simbiotico e particolare con il campione di incassi ed ex vicesindaco Salvatore Zingariello – quest’ultimo oggi tutt’uno con un attuale candidato consigliere anch’egli già ritratto con il basista della strage di San Marco, Giovanni Caterino -, riproporrà la stanca liturgia del potere servile a famiglie i cui cognomi sono ormai noti nella relazione per lo scioglimento? Per altra candidata sindaca, che si sente offesa dal commissariamento per mafia, se sarà eletta, ebbene riproporrà e ripercorrerà la politica cittadina a lei familiare degli ultimi dieci anni, debiti permettendo? Per diverso altro candidato sindaco, ben due suoi aspiranti consiglieri sono vecchie conoscenze del misero mondo politico tradizionale e che, se eletti, da soli sarebbero sufficienti a far riproporre un nuovo scioglimento: ne varrà la pena? Starà al prefetto di Foggia, Carmine Esposito tenere le antenne dritte e vigilare. (In alto, il prefetto di Foggia, Esposito; a destra, i candidati sindaco Fresca, Rotice, Prencipe, Valente, Fatone e Rinaldi)

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