“Sparite lumachine, vongole e pesci. Un disastro”: 14 arresti sul Gargano. Cooperative gettavano in mare tonnellate di rifiuti

Maxi blitz di Procura di Foggia e Guardia Costiera. I reati disastro ambientale e combustione illecita di rifiuti. “Uno tsunami sull’equilibrio dell’habitat vivente”

“Il mare adesso è un disastro. Sono sparite lumachine, vongole e anche i pesci. Un disastro”. Questa la dichiarazione choc fornita da una persona che ha fornito una testimonianza durante l’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia Costiera, “Gargano Nostrum”. 14 arresti nelle scorse ore, 10 per “disastro ambientale” e 4 per “combustione illecita di rifiuti”. Tutti ai domiciliari. Tra le persone fermate i presidenti di alcune cooperative della zona che va da Chieuti a Capojale. Dieci in tutto le cooperative coinvolte nell’indagine ed accusate di aver sversato rifiuti illecitamente allo scopo di risparmiare sui costi di smaltimento. In fondo al mare del Gargano rifiuti per 10 tonnellate e gusci di mitili morti per 2600 tonnellate. Numeri mostruosi che avrebbero “alterato l’ecosistema marino”, come evidenziato stamattina in conferenza stampa dal procuratore capo, Ludovico Vaccaro e dal sostituto, Antonio Laronga. “Uno tsunami sull’equilibrio dell’habitat vivente – ha sottolineato Laronga -. Per ricreare l’habitat distrutto, se mai sarà possibile, sarà necessario impiegare risorse economiche ingenti per la bonifica. La Regione Puglia ha stanziato 250mila euro soltanto per tracciare il fenomeno. Dunque – ha concluso – serviranno provvedimenti eccezionali”.

Molto complesse e lunghe le indagini, durate diversi mesi. Accertare le responsabilità dei singoli non è stato affatto facile ma il gip, nell’ordinanza cautelare, ha parlato di “tranquillizzante certezza” del quadro probatorio. Gli inquirenti si sono serviti di droni e videocamere posizionate su tutta l’area interessata dall’operazione e sono state escusse decine di persone in varie parti d’Italia. Gli impianti di mitilicoltura sono stati sequestrati e nelle prossime ore si procederà alla nomina degli amministratori giudiziari per garantire la continuazione dell’attività, così da non bloccare l’economia locale.

Presente alla conferenza stampa anche il comandante Castaldo del Nucleo speciale di intervento della Guardia Costiera che si è soffermato su alcuni dati eloquenti di “Gargano Nostrum”. “I rifiuti sono stati abbandonati lungo i 60 chilometri di costa che vanno da Chieuti a Capojale. Stiamo parlando di 38 milioni di metri quadrati di mare interessati, oltre 30 dei quali sequestrati”. 

Origine inchiesta

L’indagine trae origine dalla riscontrata presenza su spiagge, scogliere, dune e fondali marini di ingentissime quantità di rifiuti plastici (retine tubolari impiegate negli impianti di mitilicoltura, le cosiddette reste) che hanno determinato una rilevantissima alterazione delle matrici ambientali e degli ecosistemi relativi. Le investigazioni, svolte in circa 20 mesi dal Nucleo Speciale d’Intervento del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, nel corso delle quali sono state svolte numerose intercettazioni di comunicazioni e osservazioni sul territorio, alle quali hanno contribuito con due specifiche campagne di immersioni anche gli operatori subacquei della Guardia Costiera, hanno consentito di accertare il nesso di causalità esistente tra le gravi condotte attive ed omissive di taluni operatori della mitilicoltura e il gravissimo stato di alterazione dell’ambiente e di portare alla luce la sistematica elusione di molteplici norme e procedure inerenti alla tracciabilità e alla gestione dei rifiuti prodotti nel ciclo operativo connesso alla coltivazione dei mitili.

Secondo gli esiti delle indagini, dieci delle dodici cooperative che gestiscono gli impianti hanno smaltito illecitamente un’ingente quantitativo di rifiuti prodotti nelle aree assentite in concessione consistenti in non meno di 27 tonnellate di reste dismesse e non meno di 4 mila tonnellate di cozze abbandonate in mare (gusci di mitili morti) ed è stata appurata la quasi totale assenza dei documenti di tracciabilità dei rifiuti, in particolare dei formulari identificativi (F.I.R.).

L’odierna operazione complessa di polizia giudiziaria, finalizzata all’esecuzione delle misure cautelari disposte, è stata svolta da circa 150 militari della Guardia Costiera provenienti da tutta Italia nel quadro delle attività rivolte alla salvaguardia dell’ambiente, in particolare in un’area di elevatissimo pregio come quella del Gargano, ad alta frequentazione turistica, caratterizzata da molteplici vincoli paesaggistici (SIC-ZPS) e che riveste un ruolo importante per l’economia locale.

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