Omicidio Di Gennaro, pubblicata la sentenza. La minaccia del killer pochi giorni prima della tragedia: “Vi farò vedere chi sono”

In 50 pagine la ricostruzione di quella tragica mattina del 13 aprile 2019 a Cagnano Varano dove perse la vita il militare sanseverese

È stata pubblicata la sentenza nei confronti di Giuseppe Papantuono detto “Pinuccio Chiacchiaredd”, pregiudicato di Cagnano Varano condannato all’ergastolo, con isolamento diurno di 18 mesi, per l’omicidio del sanseverese Vincenzo Di Gennaro, maresciallo dei carabinieri ucciso il 13 aprile del 2019 nel piccolo centro garganico. Un fatto che scosse l’Italia intera.

Le 50 pagine della sentenza della Corte d’Assise del Tribunale di Foggia ripercorrono quei tragici momenti attraverso le testimonianze di commercianti e passanti, ma soprattutto del carabiniere Pasquale Casertano che quella mattina era in servizio con Di Gennaro. Il giovane militare, rimasto gravemente ferito, riuscì a salvarsi miracolosamente e durante il processo ha raccontato quanto accaduto. Alle 8 di quella mattina, Casertano “aveva preso servizio, insieme al Mar. Magg. Di Gennaro Vincenzo, in Cagnano Varano, iniziando un servizio di perlustrazione a bordo dell’autovettura di servizio. Egli era il conducente del mezzo e Di Gennaro era seduto al lato passeggero. Giungevano in piazza Giannone, la piazza principale del paese, a bordo del veicolo. Erano in divisa e muniti delle armi di ordinanza. Il Papantuono Giuseppe, un pregiudicato locale – si legge ancora -, il quale si trovava da solo in detta piazza, vestito con maglietta, pantalone e un berretto munito di visiera, con la mano faceva cenno loro di fermarsi. Il Papantuono era loro conosciuto, in quanto pregiudicato del luogo”.

Casertano ha proseguito la sua deposizione narrando che, su indicazione di Di Gennaro, si era “avvicinato a Papantuono accostando con l’autovettura di servizio a bordo strada, all’altezza del civico 116 di Corso Giannone, al fine di verificare cosa volesse il Papantuono, il quale si avvicinava al veicolo dal lato passeggero, dove era seduto Di Gennaro, e non dal lato guida”. A quel punto Di Gennaro abbassò il finestrino al fine di chiedere a Papantuono cosa volesse, pronunciando la frase: “Cosa vuole?”. Il pregiudicato, “non fornendo alcuna risposta – riporta la sentenza -, alzava la felpa che indossava, estraeva una pistola e, fermo, iniziava ad esplodere colpi di arma da fuoco contro di loro, all’interno dell’autovettura, esaurendo il caricatore. Inoltre, esauriti i colpi che aveva a disposizione, il Papantuono si aggrappava al finestrino dell’autovettura dell’Arma, con il mezzo busto all’interno del veicolo in quanto pretendeva di ricevere le armi in dotazione detenute dai militi, pronunciando, in modo perentorio, la frase: ‘Datemi le pistole, datemi le pistole’ tentando di prendere l’arma di ordinanza detenuta nell’apposita fondina da ciascuno di essi nonché la pistola mitragliatrice M12, collocata sotto il sedile anteriore destro. Non vi riusciva, in quanto Casertano partiva, in tutta fretta, e d’istinto, in direzione del locale Pronto Soccorso”.

Durante il processo, Casertano ha spiegato che Di Gennaro, “colpito più volte dalle esplosioni dell’arma”, perse conoscenza e si accasciò su di lui. “Del resto – si legge -, non avevano avuto il tempo materiale di rispondere al fuoco, in quanto l’azione aggressiva subita era stata fulminea. Egli, nella disperazione del frangente, sebbene con difficoltà poiché colpito al braccio destro, partiva bruscamente in direzione del locale Pronto Soccorso, allontanandosi, a tutta velocità, da piazza Giannone, effettuando una svolta a sinistra, in occasione della quale Papantuono, aggrappato al finestrino della Renault Clio, perdeva la presa e rovinava a terra, sull’asfalto stradale, procurandosi escoriazioni al volto”. Di Gennaro, invece, riverso nell’abitacolo, al momento dell’arrivo in Pronto Soccorso “non dava segni di vita”.

Una vendetta

Ma perché tanta violenza ingiustificata? “Qualche giorno prima, il 7 aprile 2019, alcuni carabinieri notarono Papantuono “in atteggiamento sospetto” e, pertanto, fu effettuata una perquisizione personale a carico dell’uomo. Accompagnato in Caserma, dove era presente Di Gennaro, a Papantuono Giuseppe venne sequestrato un coltello a serramanico, della lunghezza complessiva di 13 centimetri, occultato nella tasca interna del suo giubbino. I militari denunciarono a piede libero il pregiudicato. A quel punto, Papantuono “con tono molto minaccioso”, proferì le seguenti frasi nei confronti di Di Gennaro: “Sei tu che comandi qua, puoi impedire loro di commettere quello che stanno facendo. Tu sei il più alto in grado e puoi permettere loro di fare quest’omissione, impedisci loro di fare quello che stanno facendo”. Il maresciallo non cedette all’invito minaccioso ricevuto. “Al che il Papantuono, uscendo dalla Caserma, con il verbale di elezione di domicilio in mano, scuotendolo con forza, si rivolgeva, con atteggiamento stizzoso e irritato, al maresciallo Di Gennaro, pronunciando la frase minatoria: ‘Ora ve lo faccio vedere io chi è Giuseppe Papantuono'”.

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come





Change privacy settings