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Home - Dopo 26 anni, Pippo Cavaliere lascia la Fondazione Antiusura Buon Samaritano. “Esperienza più pregnante della mia vita”

Dopo 26 anni, Pippo Cavaliere lascia la Fondazione Antiusura Buon Samaritano. “Esperienza più pregnante della mia vita”

Di Redazione
30 Aprile 2021
in Cultura&Società
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Dopo 26 anni si chiude l’esperienza da protagonista nelle cariche direttive della Fondazione Antiusura Buon Samaritano dell’ingegner Pippo Cavaliere. Ieri il suo desiderio di passare la mano, già esposto 5 anni fa, è stato accolto dall’Arcivescovo Monsignor Vincenzo Pelvi. A due anni dalla candidatura a sindaco nel centrosinistra extralarge, quando l’ingegnere si autosospese da presidente, è arrivato l’avvicendamento con l’avvocato Giuseppe Chiappinelli.

L’ex presidente nel corso dell’assemblea dei volontari e soci fondatori ha manifestato tutta la sua commozione. “Per me è stata un’esperienza fortissima, forse quella più pregnante della mia vita. Quello che ho conosciuto mi ha arricchito notevolmente. In alcuni casi ho avuto la sensazione che la Fondazione venisse identificata anche inopportunamente con Pippo Cavaliere, ma non è così la Fondazione è la Diocesi, sono i 30 volontari; è arrivato il momento di un ricambio”, ha rimarcato ieri. Alla città e a tutti coloro che lottano per la legalità ha scritto una lettera.

Eccola

Dopo aver fatto parte del Consiglio Direttivo dal lontano 1995 ed averla guidata per vent’anni, ho lasciato la carica di presidente della Fondazione Antiusura “Buon Samaritano”. Un passo che intendevo compiere già cinque anni fa, dal quale mi hanno fatto desistere solo le affettuose pressioni di chi mi chiedeva di considerare la delicatezza di alcune vicende che in quel momento stavamo gestendo. Ma oggi si può serenamente dar corso a quel rinnovamento che credo sia fisiologico e doveroso in ogni organismo dedicato alla comunità. Lascio sapendo che consegno il testimone in ottime mani, a persone che hanno sempre mostrato scrupolo, capacità e dedizione alla causa.

I numeri dicono che quella del Buon Samaritano è una storia di successo. La Fondazione ha soccorso negli anni circa 4500 famiglie, garantendo loro finanziamenti per più di quattordici milioni di euro. Ma i numeri non possono descrivere quale gioiosa fatica, quale impareggiabile crescita umana mi abbiano regalato questi anni. Perché quei numeri sono persone, affanni, angustie. Sono tragedie evitate, riscatti permessi, rinascite realizzate.

Tutte le attività di volontariato, indipendentemente dallo spirito filantropico e caritatevole, sono prove di empatia e comportano una prova di sé, una messa in discussione. Questo è tanto più vero quanto più sono estreme e lontane dalla propria esperienza quelle di cui si viene a conoscenza, di cui ti fai carico.

Nel mondo dell’usura, il dramma ha caratteristiche inimmaginabili. Non è per caso che il nome popolare dell’usura sia “strozzinaggio”. L’usuraio svuota, depreda, soffoca: famiglie dal tenore di vita decoroso diventano povere, quelle povere diventano miserrime, e tutte soffocano senza speranza, prese al laccio da un cappio che all’inizio è largo e innocuo e progressivamente si stringe.

Non c’è esempio più violento e terribile del potere e del sopruso che un uomo può esercitare su un altro uomo, né spia più efficace e significativa dell’incombenza e dell’arroganza della mafia e della società illegale nel nostro territorio. L’attività usuraria, anche quando non sia emanazione diretta dei clan e delle cosche, si svolge alla loro ombra, su loro mandato, con il loro permesso. Lo testimoniano gli atti intimidatori e le minacce che ho ricevuto, al pari di tante persone impegnate in questa battaglia.

Ma il più importante insegnamento impartitomi da questi decenni bellissimi è profondamente politico: la battaglia contro la mafia, la battaglia per la legalità non potrà essere vinta se non coniugheremo la difesa delle regole e della loro intima radice con la fraternità, con una solidarietà non parolaia, con una vicinanza al bisogno, al disagio, alla marginalità. La mafia vince tutte le volte che voltiamo le spalle a un nostro simile, in cui il nostro silenzio o la nostra distrazione lo consegnano alla sopraffazione e alla ferocia.

Un ringraziamento voglio infine rivolgerlo agli arcivescovi che si sono susseguiti in questi lunghi anni e che hanno sempre riposto nella mia persona una fiducia incondizionata e soprattutto ai miei collaboratori ed ai volontari tutti, che sono stati per me un fulgido esempio di correttezza, di solidarietà umana, di amore verso il prossimo.

Nel concludere questa lunga e magnifica pagina della mia vita, l’invito che vorrei rivolgere ai miei concittadini è “Siate fieri della Fondazione Buon Samaritano e statele vicino”. Come continuerò a fare io.

Tags: Fondazione Buon SamaritanoPippo Cavaliere
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