La Procura di Foggia vuole vederci chiaro sulla morte di Tarantino. “Diceva di subire violenze da guardie e detenuti. Dubbi sul suicidio”

L’avvocato dei familiari: “Poche ore prima aveva parlato al telefono con il padre e appariva sereno e tranquillo, in attesa che io tornassi a trovarlo il martedì successivo”

Questa mattina il pm della Procura di Foggia Laura Simeone ha conferito incarico al suo consulente medico-legale per procedere con l’autopsia sul cadavere di Gerardo Tarantino, il presunto omicida di Tiziana Gentile, morto suicida in carcere alla vigilia di Pasqua. Il pubblico ministero ha dato ordine di accertare le cause della morte, ma anche l’eventuale presenza nel sangue e nelle urine di eventuali residui di medicinali e anche la presenza di lividi o graffi che possano far pensare ad un gesto non volontario. Il medico legale della Procura ha comunicato che procederà domani con l’autopsia sul cadavere di Tarantino e farà conoscere le proprie conclusioni entro i prossimi 60 giorni. Queste saranno decisive per comprendere come e perchè è morto Gerardo Tarantino. Al momento non trapelano altri particolari, ma ci sarebbero già degli indagati.

Sodrio

Abbiamo sentito il difensore dei familiari di Tarantino, Michele Sodrio, che nei giorni scorsi aveva preannunciato una denuncia contro ignoti: “Questa mattina era presente per il mio studio anche il collega Giuseppe Cassano per il conferimento dell’incarico. Abbiamo nominato un nostro consulente medico-legale, che assisterà all’autopsia e alle successive analisi dei reperti. Nei giorni scorsi abbiamo anche formalizzato una denuncia contro ignoti, alla quale ho allegato i numerosi scritti di Gerardo Tarantino, dove lui lamentava maltrattamenti e minacce sia da altri detenuti che dalle guardie penitenziarie. Non conosco i dettagli della morte del mio cliente, ma ho enormi dubbi sul fatto che si sia potuto davvero suicidare. Era sottoposto alla sorveglianza h24, cioè un poliziotto lo teneva d’occhio in ogni momento. Com’è possibile che abbia avuto tempo e modo di togliersi la vita? Non disponeva nemmeno dei lacci delle scarpe. Con cosa si sarebbe impiccato? Poche ore prima aveva parlato al telefono con il padre e appariva sereno e tranquillo, in attesa che io tornassi a trovarlo il martedì successivo. Cosa può averlo fatto cadere solo poche ore dopo in una disperazione tale da togliersi la vita? Tutte domande alle quali speriamo sia data risposta nei prossimi mesi. Quello che appare chiaro già oggi, però, è che vi sono gravi responsabilità da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e non lo ha fatto, nonostante io avessi segnalato in ogni modo che Tarantino era un soggetto a rischio suicidio. Quando un detenuto si toglie la vita, lo Stato italiano dimostra tutta la sua inadeguatezza”.