Università di Foggia tra i “furbetti dei vaccini”, il rettore Limone: “Siamo cavie non privilegiati”. Polemiche per servizio di Porta a Porta

Il Magnifico replica alle accuse in una nota pubblicata sui social: “Abbiamo semplicemente seguito un piano vaccinale nazionale. Le autorità politiche e sanitarie ci hanno chiesto di farlo”

Aule vuote, attività sospese, molti in smart working, ma tutti vaccinati. Ha scatenato polemiche il servizio di “Porta a Porta” sull’Università di Foggia, andato in onda ieri su Rai 1 (Qui la puntata integrale, dal minuto 14 il servizio su Foggia). Il rettore Pierpaolo Limone ha bollato la scelta di inserire l’università tra i “furbetti dei vaccini”. “La trasmissione di Bruno Vespa cercava di dare un po’ di pepe alla discussione in studio, che evidentemente stava languendo – ha commentato -, ha accomunato chi per senso del dovere ha fatto da cavia in queste settimane per AstraZeneca come le forze dell’ordine, gli insegnanti e gli universitari con chi con mezzucci vari ha commesso reati per saltare la fila”. Il termine “cavie” risulta fuorviante; il governo attua da mesi campagne vaccinali informative per rassicurare la popolazione. Anche al premier Draghi è stato somministrato AstraZeneca.
Ma il rettore si difende: “Ci tengo a chiarire che insegnanti e docenti universitari italiani, compresi tutti i colleghi di Unifg, sono stati vaccinati nel pieno rispetto delle regole – ha chiosato su Facebook –, cioè abbiamo semplicemente seguito un piano vaccinale nazionale. Le autorità politiche e sanitarie ci hanno chiesto di farlo, forse perché il nostro vaccino non poteva essere somministrato agli over 65, forse perché rappresentavamo un gruppo sociale facilmente raggiungibile nella logistica della somministrazione di massa o forse perché il CTS e il governo hanno riconosciuto l’importanza strategica di questo comparto per il Paese. Noi abbiamo diligentemente aderito e siamo stati vaccinati. Se altre tipologie di vaccini, diverse dal nostro, sono arrivate in ritardo, se ci sono state difficoltà di approvvigionamento o di distribuzione questo è certamente un problema – ha concluso -. Dare però la responsabilità agli universitari, far credere che ci sia sotto qualche furberia o insinuare che abbiamo sottratto dosi a chi ne aveva più bisogno è manipolativo e ben lontano dalla verità”.