Foggia no Dad, madre lancia protesta dal balcone e aggrega 750 genitori e docenti. “La scuola non è solo didattica”

“Vedo in mio figlio un lasciarsi andare. La cosa che mi irrita tanto è quando dicono ‘i bambini dimenticano, si sanno adattare’, ma chi può sapere quali conseguenze resteranno di questo periodo?”

In previsione del 7 aprile sarebbe opportuno farci trovare pronti nel caso si volesse ancora perseverare nella decisione di tenere chiusa la scuola. La scuola deve riaprire. La scuola è un diritto”. È quanto affermano in un gruppo social i 744 membri foggiani della community Foggia pro didattica in presenza, che in pochi giorni ha raggruppato la rabbia e la frustrazione di tanti genitori e di molti docenti stanchi della Dad e delle limitazioni imposte a bambine e bambini e adolescenti. Se nel primo lockdown i balconi sono stati uno spazio di condivisione di speranza e di positività, nel secondo sono diventati frontespizio di idee e di rivendicazioni, con striscioni e scritte contro la Dad. Tutto è cominciato dalla sensibilità di Lucia Speranza, madre lavoratrice di un bambino alunno del plesso Montessori dell’Istituto Manzoni al Rione Martucci.

“Noi viviamo dall’altra parte di Foggia, mio figlio segue il metodo Montessori da sempre, dalla scuola per l’infanzia. Come tutti sappiamo ci sono stati dei decreti e delle ordinanze e varie interpretazioni dei dirigenti di quelle stesse ordinanze. Alcune scuole hanno aperto il giorno dopo, senza seguire il provvedimento di Emiliano, la nostra dirigente non ha voluto prendersi la responsabilità di scegliere e si è rimessa alla nostra volontà. In 15 abbiamo scelto la presenza e 8 la Dad, in prima istanza siamo rimasti a casa, ma quando il Codacons Lecce col suo ricorso ha ribaltato l’ordinanza, pur con un po’ di resistenza i bambini sono tornati in classe. Ora mio figlio è in Dad tra 3 settimane da quando la Puglia è entrata in zona rossa”, racconta Lucia Speranza a l’Immediato. La sua situazione, da madre lavoratrice nel settore della GdO in Campania, è molto ardua in termini di organizzazione e conciliazione casa/lavoro.

“Noi abbiamo scelto una scuola ad orario continuato, ma nonostante in altre regioni sia andato avanti, come anche in provincia di Bari, a Foggia l’orario continuato così come la mensa non è mai stata applicato. Il decreto è uscito 3 settimane fa, parla di congedi parentali, ma non si sono visti, io ho preso le ferie per due settimane, ferie che avrei potuto e dovuto prendere in altri periodi dell’anno. Sono stata costretta ad adeguarmi. Sono una dipendente privata nel terziario, lavoro nella GdO, viaggio, ho part time verticale, prima delle zone rosse partivo il venerdì e torno la domenica. Con la Dad ovviamente ho dovuto prendere ferie e congedi, lo smart working nel mio settore non è consentito. E non condivido il bonus babysitter, mio figlio i miei genitori non li vede da questa estate, viviamo in solitudine, perché la vita dei miei genitori è preziosa quanto quella di mio figlio, non me la sono sentita di prendere la strada più facile”.

Come nasce la voglia di rendere pubblico uno stato d’animo protestatario? “Tutto è cominciato domenica, io abito in una piazza molto frequentata e giù al bar c’è sempre il delirio. Mi sono detta: perché queste contraddizioni quando ci sono restrizioni per i bambini a scuola uno dei posti più sicuri per il distanziamento e fuori ognuno fa quel che vuole? Così ho deciso di mettere degli striscioni sul balcone e di creare un gruppo facebook, in poco tempo siamo diventati in 750. Tutti foggiani, tutti genitori, ma ci sono anche molti docenti. Ho tante amiche che insegnano e non ne possono più della Dad. La scuola non è solo didattica, è anche socializzazione, esperienza. La scuola è il bersaglio più semplice, perché guardando quello che c’è nella Gdo, il contagio nei luoghi di lavoro privati rimasti aperti continua normalmente, a scuola invece sono tutti molto distanziati. Ma non se ne parla molto perché i sindacati si sono fatti sentire solo per la scuola, per gli altri settori hanno taciuto”. È vero però che tanti docenti erano d’accordo con la linea dura di Emiliano. Ne è conscia Lucia: “La maggior dei prof ha privilegiato la Dad ma non tutti, mio figlio ha una insegnante fortemente favorevole alla presenza”.

Il piccolo come tanti suoi coetanei, soffre molto l’assenza di sport. Da campioncino di taekwondo vive con disagio lo stop. “Gli manca solo la cintura nera, avevo trovato uno sport all’aperto, ma ora anche quello è stato depennato”. Cosa dice della Dad? “Io lo vedo, lui dice che gli piace, perché sta a casa, ma i cambiamenti sia fisici sia emotivi ci sono, sento che gli manca proprio l’aria. Vedo in lui un lasciarsi andare. La cosa che mi irrita tanto è quando dicono i bambini dimenticano si sanno adattare, ma chi può sapere quali conseguenze resteranno di questo periodo?”.

Intanto il gruppo social si è proposto di fare piccole cose. Non solo striscioni. I genitori sono andati dinanzi alle scuole e hanno lasciato un fiocco col nome del proprio bambino/bambina che andrà sciolto solo quando si tornerà in classe. “L’idea è di intervenire se Emiliano se ne inventerà un’altra delle sue. A noi mamme lavoratrici hanno detto le peggiori cose, ci hanno chiamato parcheggiatrici, ci hanno detto che avevamo l’amante. Tutte cose che fanno male, soprattutto se a dirle sono le donne. Alcune ci hanno dato delle assassine. È uscito il peggio”.