Fine dei giochi per “i cannibali delle auto”: 10 arresti della polizia, Cerignola capitale dei pezzi rubati. In manette anche i capi dell’organizzazione

Smantellata associazione a delinquere. I malviventi rubavano soprattutto auto nuove e veicoli commerciali. Scoperto anche un caveau ed un libro mastro. Affari per 100mila euro al mese

Smantellata dalla polizia pugliese un’organizzazione criminale con sede a Cerignola specializzata nel “cannibalizzare” le auto. Dieci gli arrestati, tutti cerignolani e stranieri. Nove in carcere e uno ai domiciliari. Ma due persone sono sparite dalla circolazione e sono attivamente ricercate. Le ordinanza cautelare sono state emesse dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della procura. L’associazione a delinquere era radicata nei territori di Cerignola, Stornara e Orta Nova, dedita alla ricettazione ed al riciclaggio di veicoli e parti di ricambio.

I malviventi rubavano veicoli e poi vendevano i pezzi anche all’estero, soprattutto in Polonia. “La zona di Cerignola continua ad essere il fulcro di queste attività“, hanno detto gli agenti della Stradale durante la videoconferenza stampa di questa mattina. Le auto venivano sottratte in tutta Italia, in particolare in Puglia ma non solo. In tempi rapidissimi finivano in alcuni siti di Cerignola dove venivano sezionate e commercializzate. L’attività degli agenti era partita dopo un normale controllo in un’autodemolizione abusiva. “Nel Cerignolano molte di queste attività non risultano autorizzate”, hanno evidenziato gli agenti. “Scoprimmo in quella circostanza un cimitero di auto sezionate. Al momento dell’intervento era in atto proprio un’attività di smembramento di alcuni veicoli commerciali. L’attività di indagine si è poi sviluppata attraverso presidi telefonici, ambientali e monitoraggi con gps”. 

Il gruppo criminale, costituito da cerignolani e stranieri, rubava veicoli (tutti di recente costruzione, soprattutto Mercedes, Peugeot, Volkswagen Golf, Hyundai Tucson e veicoli commerciali) per poi farli a pezzi. Infine, questi pezzi venivano perfettamente catalogati in un “libro mastro”. Durante un blitz di polizia, utilizzando casualmente un telecomando, gli agenti scoprirono l’accesso ad una sorta di caveau all’interno del quale c’erano i pezzi meccanici più costosi: centraline, cruscotti e parti elettroniche. Gli affari della banda erano piuttosto lucrosi, tanto da approvvigionare anche le batterie criminali foggiane e baresi che, spesso su richiesta, ottenevano auto e pezzi. I malviventi erano molto attenti anche ad eliminare ogni riferimento che potesse ricondurre ai veicoli rubati, rimuovendo etichette e quant’altro. “Un mercato fiorente – secondo gli investigatori – sia interno che estero. Siamo risaliti a circa 100 veicoli smembrati. Stimato un giro d’affari mensile di circa 100mila euro“.

A capo dell’organizzazione c’erano un ventisettenne cerignolano riconosciuto dai sodali come il  “capo” e un trentottenne detto “il meccanico”, entrambi con precedenti specifici. La consorteria, che si avvaleva anche di cinque cittadini stranieri tra cui due coniugi, gestiva l’intera filiera economica dell’illecita attività a partire dall’acquisto dei veicoli rubati dalle “squadre” operanti sul territorio, per continuare con lo smontaggio e lo smembramento degli stessi, lo stoccaggio e la prezzatura delle singole parti e per concludersi con la vendita diretta ed online dei ricambi anche sul mercato internazionale. In questo contesto si distinguevano un trentenne detto “lo zingaro”, trasportatore dei veicoli rubati o delle parti rubate (specie nella Bat) e “scortato” dalla moglie; ad “Alì” cinquantottenne era affidato il ruolo di custode, magazziniere e corriere al dettaglio dei ricambi riciclati, mentre un trentottenne, detto “biondo”, è risultato il primo consulente e fiancheggiatore del “Capo” nel suo ruolo di contabile ed intermediario con il mercato estero est europeo. Ad altri malviventi, destinatari anch’essi di misure cautelari, sono stati contestati solo dei singoli reati.

Il gruppo straniero si occupava non solo della guardiania dei depositi dei ricambi e del trasporto con staffette dei componenti dai siti di smontaggio a quelli di stoccaggio, ma anche di una sorta di controllo di qualità sui pezzi da immettere sul mercato, che venivano ripuliti definitivamente di ogni apparente etichetta che potesse ricondurli ai veicoli di appartenenza rubati. Al termine dell’operazione, per la quale sono stati impiegati circa 80 uomini, nei confronti degli indagati è stato anche notificato un Decreto di Sequestro Preventivo di Beni finalizzato alla confisca, per un controvalore di circa 270 mila euro. Alla banda vengono infine contestati anche reati ambientali, non venivano infatti osservate le normative per il corretto smaltimento di oli esausti che finivano nei terreni. Per chi indaga, ci sarebbero sicuramente contiguità tra gli arrestati e la criminalità organizzata. “Un’attività molto lucrosa con proventi che venivano investiti certamente in attività altrettanto lucrose”. 

Nomi arrestati

  1. DIREDA NICOLA, ITALIANO CLASSE 1971,
  2. GADALETA GIOVANNI, ITALIANO CLASSE 1983,
  3. KADAR ERJSIKE EDIT, NATA IN ROMANIA CLASSE 1992,
  4. MAKUKH ROMAN, NATO IN UCRAINA CLASSE 1983,
  5. MUSICCO SAVERIO, ITALIANO CLASSE 1969,
  6. NITA CONSTANTIN MIHAI, NATO IN ROMANIA CLASSE 1981,
  7. SGARAMELLA FRANCESCO, ITALIANO CLASSE 1994,
  8. TODISCO FRANCESCO, ITALIANO CLASSE 1979





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