Uno dei grandi misteri di Monte Sant’Angelo, che fine ha fatto Alessandro Ciavarella? Famiglia e associazione Penelope sempre a caccia di verità

“Ha pagato con la vita l’aver creduto in un valore profondo, coltivato dai giovani di tutte le generazioni: ‘l’amicizia’. Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo”  

“L’11 gennaio è il 12esimo anniversario dalla scomparsa di Alessandro Ciavarella, il ragazzo 16enne svanito nel nulla da Monte Sant’Angelo, in una fredda domenica, dopo aver salutato sua madre e sua sorella: ‘Esco con gli amici’”. Esordisce così la nota di Annalisa Loconsole, presidente dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. “10 euro lasciati sul suo comodino, dalla sorella Annamaria, per compensarlo dell’incarico di portare a spasso il cagnolino di casa, sono rimasti lì. Varcata la soglia di casa, Alessandro non ha fatto più fatto ritorno. La nebbia di quel gennaio l’ha inghiottito. Non arrivano i mezzi pubblici a Monte la domenica. Dov’è andato? Nessuno sembra averlo visto. Quando i carabinieri iniziano le ricerche, qualcuno sostiene di averlo visto salire su una golf grigia. Con chi è uscito quella domenica? Chi ha incontrato? Chi lo ha visto per ultimo? Sulla sua scomparsa cala l’ombra di un possibile omicidio. La famiglia non tace che Alessandro ha palesato di voler ritirarsi dagli studi e spesso litiga con sua madre, che invece insiste perché li prosegua. Per lui si mobilità la cittadina di Monte Sant’Angelo. Le fiaccolate, le squadre sportive, con lo striscione di Alessandro, in ogni campo di gioco ed anche la consulta degli studenti”.

Poi, come una sentenza definitiva sulla sua sorte, giunge una lettera anonima: ‘Alessandro era un bravissimo ragazzo ma è stata l’influenza di quegli amici sbagliati che l’ha tradito. Si era messo in un giro più grande di lui e neanche lui sapeva come uscirne fuori’. Da quelle rivelazioni sono trascorsi altri dieci anni – ricorda Loconsole –, e vani sono stati gli appelli della famiglia, che si ripetono incessantemente, come rintocchi, per richiamare l’attenzione sul caso, ma soprattutto per scuotere le coscienze di chi conosce tutta la verità, ma tace, di chi ha visto, ma ha paura. La comunità che è cambiata, nel frattempo, e, forse, guarda al volto di Alessandro, come a un’onta, che pesa sulla cittadina garganica. Ma è affrontando la verità che la società si evolve, proprio ricordando la storia, sostiene la famiglia. E la mamma e le sorelle chiedono ancora a chi sa di dire cosa è accaduto quel maledetto giorno”.

“Gli anni passano, la gente dimentica, gli organi investigativi ed inquirenti cambiano ed occorre ricominciare sempre daccapo”. L’associazione Penelope, che si occupa in Puglia, da oltre 14 anni, di persone scomparse, ed ha seguito il caso con grande vicinanza, lo scorso marzo, ha scritto alla Procura della Repubblica di Foggia, chiedendo che il profilo genetico della mamma di Alessandro venga comparato con i resti ossei, rinvenuti in agro di Mattinata e lo scorso 29 maggio, nell’ambito di un progetto sui minori pugliesi scomparsi, ha chiesto al sindaco del Comune di Monte ‘L’appello che Penelope lancia a Lei e alla comunità di Monte Sant’Angelo è quella di far memoria di Alessandro, intitolandogli una strada, una piazza o un parco’“. 

“Siamo certi che accoglierà questa proposta e se ne farà portavoce e noi saremmo ben lieti di sostenerla nell’iniziativa, che potrebbe vedere la luce anche nella ricorrenza dei minori scomparsi del 25 maggio dell’anno venturo, magari alla presenza di qualche scolaresca, ove anche noi saremmo lieti di intervenire”. Chiediamo al sindaco D’Arienzo e all’intera amministrazione di considerare l’iniziativa, il 25 maggio, giornata internazionale dei bambini scomparsi. È un segnale tangibile alla memoria di Alessandro, che ha pagato con la vita l’aver creduto in un valore profondo, coltivato dai giovani di tutte le generazioni: ‘l’amicizia’. Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo”.            





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