Provano ad ammazzare imprenditore investendolo, non aveva pagato un debito. Arrestati tre cerignolani

In carcere i presunti autori materiali. L’imprenditore del Forlivese accusato di essere il mandante si trova ai domiciliari

Bologna, 20 ottobre 2020 – L’accusa è agghiacciante: tentato omicidio. I fatti, se possibile, ancora di più: il 19 giugno 2019 avrebbero tentato di uccidere un imprenditore di Molinella investendolo mentre girava in bici. Una ‘condanna’ sentenziata per via di un debito non saldato. Sono finiti in carcere i presunti autori materiali, mentre l’uomo accusato di essere il mandante, un imprenditore del Forlivese, arrestato ad aprile, si trova ora ai domiciliari.

La vittima fu travolta da un’Alfa Romeo 156 grigia e riportò lesioni giudicate guaribili in 60 giorni. Nei confronti dei tre a bordo dell’auto, T.F., 40enne, D.A.P., 33 anni e A.G., 25 anni, tutti residenti a Cerignola, nel Foggiano, (due dei quali già con precedenti), stamani sono state eseguite altrettante misure cautelari in carcere, emesse dal Gip di Bologna su richiesta della Procura. I tre sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di tentato omicidio premeditato (così come l’imprenditore romagnolo) e furto aggravato, poiché l’Alfa Romeo era risultata rubata a Imola pochi giorni prima dell’agguato.

Secondo quanto ricostruitodagli inquirenti, all’origine di tutto ci sarebbe un grosso debito insoluto del valore di centinaia di migliaia di euro che l’imprenditore di Molinella avrebbe contratto, nel corso di rapporti commerciali, con un altro imprenditore del forlivese, M.S., il quale, per il mancato rientro della somma, sarebbe entrato in un periodo di forte difficoltà aziendale. Così, avrebbe deciso di passare alle “maniere forti” e di assoldare i tre killer per “rimettere i conti in pari”.

Sono stati i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Molinella, sotto la guida e la direzione della Procura di Bologna, a portare avanti le investigazioni: dapprima, grazie alle dichiarazioni della vittima e alle attività tecniche, hanno individuato e assicurato alla giustizia il presunto mandante. Poi, incrociando i dati relativi alle targhe e alle celle telefoniche, hanno identificato gli altri soggetti coinvolti e ricostruito l’accaduto, fin dalla fase di preparazione del tentato omicidio.

Il fulcro del “patto criminoso”, secondo le risultanze delle indagini, sarebbe stato principalmente costituito da M.S. e T.F.: il primo, mandante, avrebbe dapprima contattato e pagato il secondo che, a sua volta, avrebbe “arruolato” i gregari D.A.P. e A.G. Poi, la fase di pianificazione: M.S. avrebbe provveduto a procurare ospitalità al “commando” in un bed and breakfast del Ravennate e avrebbe dato loro le prime informazioni sui movimenti della vittima, di cui i tre si sarebbero serviti per effettuare più sopralluoghi. Infine, il giorno dell’agguato, il 19 giugno 2019.

Per il presunto mandante, M.S., dopo la misura di custodia in carcere a Bologna, sono stati disposti gli arresti domiciliari mentre i tre destinatari dell’ordinanza odierna sono finiti in carcere a Foggia, a disposizione dell’Autorità giudiziaria felsinea, in attesa del processo.

il Resto del Carlino





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