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Home - Mafia Foggia, pizzo a bar e autodemolitore ma le vittime raccontano tutto. Condannati i fedelissimi del clan Sinesi

Mafia Foggia, pizzo a bar e autodemolitore ma le vittime raccontano tutto. Condannati i fedelissimi del clan Sinesi

Di Redazione
9 Settembre 2020
in Cronaca
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Tempo di condanne per gli uomini della batteria mafiosa foggiana, Sinesi-Francavilla. Oltre 48 anni per sei persone, ritenute colpevoli di una doppia estorsione ai danni di un barista e del titolare di un’autodemolizione. Reati aggravati dalla mafiosità. Le vittime – caso raro a Foggia – hanno dato una mano alle indagini spiegando di aver subito minacce e di aver pagato per paura di ritorsioni. Nelle scorse ore, il gup di Bari – attraverso il rito abbreviato – ha inflitto pene di rilievo a carico dei fratelli Frascolla. 8 anni e 8 mesi al 35enne Gioacchino Frascolla, accusato di entrambe le estorsioni, 6 anni e 8 mesi al fratello Antonello (30 anni). E ancora, 8 anni al 24enne Adelio Pio Nardella e al 32enne Benito Palumbo, 8 anni e 2 mesi al 35enne Raffaele Palumbo e 8 anni e 8 mesi a Sergio Ragno, 42 anni.

Frascolla e soci furono arrestati dalla squadra mobile a maggio 2019, accusati a vario titolo di detenzione illegale di esplosivo, possesso ingiustificato di fuochi pirotecnici e, soprattutto, delle due estorsioni. Il gruppo malavitoso avrebbe agito favorito dal vuoto di potere nella Società Foggiana, alla luce della detenzione dei maggiori capi della batteria Sinesi-Francavilla.

 

Con i soldi delle estorsioni, la batteria mafiosa reperiva denaro per il sostentamento dell’organizzazione e dei sodali detenuti. Gli investigatori accertarono che l’autodemolitore, dietro la minaccia di pesanti ripercussioni per sé e per la sua famiglia, versava dal 2014, 300 euro al mese. Gli arrestati agivano senza alcuna precauzione, nei confronti di persone che li conoscevano e che avrebbero potuto rivelare alle forze dell’ordine la richiesta formulata, avanzando la pretesa estorsiva in modo del tutto manifesto, anche in pieno giorno, ostentando un senso di sicurezza e di impunità, tipiche espressioni dell’agire mafioso, ponendo in essere azioni tali da determinare nelle persone offese una condizione di assoggettamento e di omertà, accompagnando, spesso, le loro pretese con la evocazione subdola e sfumata della ‘necessità del pagamento’ per ragioni di salvaguardia della incolumità delle stesse vittime.

Non si facevano scrupolo di utilizzare ordigni esplosivi per danneggiare le attività imprenditoriali e vincere eventuali resistenze. È stato accertato, tra l’altro, che Gioacchino Frascolla, l’11 marzo 2019, richiese alle persone offese il pagamento di ulteriori e più consistenti somme di denaro in ragione della necessità di pagare le spese ai legali degli associati detenuti, avvalendosi della notoria appartenenza ad una costola dell’associazione mafiosa denominata ‘Società Foggiana’ e minacciando il titolare di dare alle fiamme la sua azienda in caso di rifiuto.

Vennero fuori anche le estorsioni al titolare di un bar della città. La vittima, a febbraio 2019, fu costretta ad incontrare Gioacchino Frascolla e Mario Clemente che gli avevano intimato di pagare indebitamente 50.000 euro, minacciando, in caso di rifiuto, pesanti ripercussioni per lui e per le sue attività commerciali e facendo ancora una volta valere l’appartenenza alla “Società”. La vittima consegnò 8.000 euro in contanti a Nardella e il giorno seguente numerose stecche di sigarette, per un valore commerciale di 7.000 euro, cui seguì, nei giorni successivi, il pagamento di un’ulteriore tranche di 7.000 euro consegnata a Benito Palumbo.

L’operazione di DDA e squadra mobile fu denominata “Decima Azione 2”, in continuità rispetto alla prima “Decima Azione”, risalente al 30 novembre 2018. In quella occasione furono arrestati 30 appartenenti alla Società Foggiana, tra cui i boss delle principali batterie.

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Tags: FoggiaFrascollamafia
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