“A Cerignola la mafia spia la polizia e tutti pagano il pizzo”. Metta nervoso dopo l’intervista della commissaria: “L’hanno usata come una marionetta”

Hanno destato scalpore le parole di Loreta Colasuonno a Il Fatto Quotidiano. L’ex primo cittadino torna alla carica sui social. “La criminalità organizzata è impegnata in cose molto più gravi”

Un polverone ha suscitato l’intervista a Il Fatto Quotidiano del vicequestore aggiunto, Loreta Colasuonno, numero uno del commissariato di polizia di Cerignola. Nell’intervista, Colasuonno ha parlato di clan, pizzo e agguati. A cominciare dal tentato omicidio del 47enne Maurizio Riccardi: “Un’azione così spavalda non si era mai vista. Prima l’inseguimento per un tratto di strada così lungo, poi le armi pesanti. Enessuna presa di posizione da parte della cittadinanza”. Secondo la poliziotta, “la gente ha paura, teme ritorsioni. Mai nessuno che si ribella. Mai nessuno che denunci un’estorsione. Eppure tutti pagano il pizzo. Una volta mi capitò di sentire da una commerciante dice: speriamo che facciano un altro assalto al portavalori, così le mogli vengono a spendere da me“.

Poi un passaggio eloquente e allo stesso tempo inquietante: “Sappiamo di essere monitorati dagli uomini della mafia. Prima di una perquisizione o di un’operazione l’ultimo breafing lo facciamo a Foggia”. I clan spiano la polizia? Le parole di Colasuonno hanno destato grande scalpore.

Non poteva mancare un passaggio su Metta e le invettive social che l’ex sindaco invia ai suoi ‘nemici’: “Spara a zero, offende: sono stata additata come la manettara che avrebbe pure ossessioni sessuali, addirittura nei suoi confronti”.

Intanto, Metta è già tornato alla carica. Su Facebook condivide messaggi di commercianti che dicono di non aver mai pagato il pizzo e si lascia andare a video carichi di rabbia, palesando un certo nervosismo: “La nostra commissaria di Polizia, Loreta Colasuonno, è stata usata come una marionetta – scrive l’ex sindaco – da coloro che vogliono condizionare il giudizio del TAR Lazio (i giudici discuteranno domani, 20 luglio, il ricorso di Metta, ndr), usata come terminale (loro non rischiano mai le brutte figure, quelle le fanno fare alle figure) per spalare tonnellate di letame su tutta Cerignola pur di danneggiarmi, tentando di condizionare il giudizio del TAR Lazio”.

E ancora: “Già fa specie che un commissario di Pubblica Sicurezza rilasci interviste facendosi fotografare come una attrice (su Il Fatto c’è una semplice foto della Colasuonno in divisa, ndr), un commissario arresta le persone non si fa intervistare. La cosa mi fa piacere, se non avessero paura di noi non avrebbero fatto tutte queste male arti, noi siamo orgogliosi e rinforzati da questa loro paura. E poi, tra le cose dette, molte cacchiate del tipo che a Cerignola si paga il pizzo.
Cerignola ha tanti problemi, la criminalità organizzata esiste ed è impegnata in cose molto più gravi, preoccupanti ed allarmanti, ma non in questa attività (come faccia Metta ad affermarlo con tanta sicurezza non è dato saperlo, ndr). Ma cosa volete che vi dica una commissaria che non riesce ancora a capire chi la spia in commissariato, con quali mezzi e attraverso quali persone?”



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