Monta la protesta a Foggia, migranti in piazza con cartelli e striscioni: “Sanatoria per tutti, noi ignorati solo perché non votiamo”

Manifestazione nel capoluogo dauno promossa da lavoratori e lavoratrici delle campagne. Attacchi alla politica: “Squallida campagna elettorale sulla pelle di chi tiene in piedi l’economia”

Manifestazione a Foggia promossa da lavoratori e lavoratrici delle campagne che hanno accolto con favore la notizia della sanatoria che coinvolge la loro categoria. “Un provvedimento per cui lottano da anni – si legge in una nota inviata da “Campagne in Lotta” -, subendo insieme a chi solidarizza con loro, pesanti intimidazioni e rappresaglie legali di ogni sorta (denunce, fogli di via, multe, processi, condanne, espulsioni). La sanatoria è il risultato delle loro rivendicazioni, ma purtroppo, come già evidenziato da più parti, presenta seri limiti che escludono un’ampia platea di irregolari. Non è la prima volta che queste criticità si presentano contestualmente ad una regolarizzazione, e per questo non possiamo considerare l’attuale legge di emersione come prodotto di ingenuità o ignoranza”.
“Basta sgomberi: documenti, contratti, case per tutti”. Questo lo striscione esposto da un gruppo composto da una cinquantina di migranti che questa mattina ha protestato davanti alla sede della Coldiretti di Foggia.
Per questi motivi, i manifestanti sono tornati in piazza “a chiedere una vera regolarizzazione: i settori della filiera agro-alimentare che più hanno guadagnato in questi anni dallo sfruttamento del lavoro irregolare se ne addossino la responsabilità e i costi. Non è possibile che a pagare debbano essere ancora una volta lavoratori che vivono già in condizioni limite. Allo stesso modo, all’emersione deve fare seguito una strategia che imponga canali di reclutamento controllati, trasporto e casa garantiti da quegli stessi attori che beneficiano del lavoro bracciantile stagionale. Da San Ferdinando (Reggio Calabria) a Borgo Mezzanone in provincia di Foggia, non si può tornare a parlare di sgomberi e smantellamenti senza fornire alcuna alternativa reale a chi vive in campi di lavoro creati dalle istituzioni. Come sempre, si torna a fare una squallida campagna elettorale sulla pelle di chi tiene in piedi l’economia, anche in tempi di pandemia, e nutre il paese ma viene ignorato perché non vota”.





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