Il gip sulla maestra di Mattinata: “Espressioni forti, ma difficile individuare intensità scappellotti”. L’appello del pm dopo il rigetto della misura interdittiva

Il legale della donna interviene sulla vicenda: “No gravi indizi di colpevolezza”. Il pubblico ministero: “Lesa personalità vittime, giudice nega evidenza”. Attesa per il Tribunale della Libertà

Tiene banco la vicenda dei presunti maltrattamenti nell’asilo “Giorgi” di Mattinata. Protagonista una maestra 47enne di Manfredonia, ritratta in alcuni video piazzati in aula dai carabinieri. Ieri sera, l’articolo de l’Immediato con i filmati, oggi la replica di Michele Guerra, legale della donna che scrive: “Nella mia qualità di difensore dell’imputata, mi permetto di rilevare che l’intera vicenda processuale che vede coinvolta la mia assistita, stante la delicatezza della questione, ed al fine di riportare le condotte contestate nell’alveo normativo appropriato, meriti un’approfondita e minuziosa indagine processuale. Allo stato, ritengo doveroso, stante la riconosciuta ed apprezzata obiettività della vostra testata, riferire circa il rigetto del gip di applicazione di misure coercitive ed interdittive. Difatti, a seguito di richiesta di applicazione di misura della sospensione dell’esercizio pubblico di insegnante nonché di presentazione alla P.G., il gip di Foggia Zeno, con provvedimento del 12 settembre 2019 rigettava tale richiesta non ravvedendo i gravi indizi di colpevolezza in riferimento al reato così come contestato dall’accusa”.

Proprio su questa decisione, verso fine luglio il Tribunale della Libertà deciderà in merito all’appello presentato dal pubblico ministero, Giuseppe Mongelli che insiste sul reato di maltrattamenti su minori. “Il gip nega l’evidenza”, scrive il pm, secondo cui “il dolo del delitto di maltrattamenti in famiglia non richiede la rappresentazione e la programmazione di una pluralità di atti tali da cagionare sofferenze fisiche e morali alla vittima, essendo invece sufficiente la coscienza e la volontà di persistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima. Inoltre, la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di maltrattamenti non implica l’intenzione di sottoporre la vittima, in modo continuo e abituale, ad una serie di sofferenze fisiche e morali, ma solo la consapevolezza dell’agente di persistere in un’attività vessatoria”.

“A tal riguardo – continua il pm – emblematico è un passaggio dell’ordinanza impugnata. Il giudice riferendosi ai comportamenti dell’insegnante, ed in particolare alle percosse subite dai bambini, afferma: ‘tali condotte ineriscono sempre alla funzione di insegnante e non denotano comunque la volontà di maltrattare i bambini, sebbene vegano usate, qualche volta, espressioni forti o comunque in qualche caso non corrispondenti al comportamento dell’insegnante modello. Ci troviamo di fronte ad illeciti di natura disciplinare e/o in qualche caso non compitamente accertato, in quello di percosse (non si riesce ad individuare l’intensità degli scappellotti e dei buffetti, qualche volta schiaffi che la maestra infliggeva). Con tali affermazioni il gip nega l’evidenza”, conclude il pm nell’appello.



In questo articolo:


Change privacy settings