Regionali 2020, Italia Viva al lavoro per le liste (con la parità di genere). Il Pd contro Scalfarotto, Campo: “Deve dimettersi dal Governo”

“A memoria, non ricordo un solo atto o intervento degno di nota per la Puglia e la Capitanata da parte di chi è stato componente dei Governi Letta – Renzi – Gentiloni”, dice il capogruppo regionale dem

Moltissime le reazioni negative alla candidatura di Ivan Scalfarotto con Italia Viva, Azione e Più Europa, che spacca il fronte del centrosinistra. Da Alfonsino Pisicchio a Mario Loizzo.

I renziani appaiono ancora poco inclini a candidarsi. Se i due coordinatori provinciali Aldo Ragni e Rosa Cicolella preferiscono mantenere il loro ruolo di garanti nel partito, Dino Marino, ex consigliere regionale e presidente della Commissione Sanità dichiara di voler restare in panchina, da regista.

Ragni è ottimista, non teme alcun “suicidio politico” dettato dal fatto che Scalfarotto sia poco noto nel Sud della Puglia.

“Se avessimo avuto queste preoccupazioni non lanciavamo Italia Viva. Il nostro è un progetto politico. E lo abbiamo messo in campo in queste elezioni. I primi sondaggi non paventano un flop del nostro progetto. Non ci mancano le opzioni per le liste. Quello che abbiamo deciso è che la lista sarà composta con il criterio della parità di genere”, spiega a l’Immediato.

Per Foggia, Lorenzo Frattarolo non nega né conferma di essere il nome su cui puntare, mentre è probabile che nel Basso Tavoliere si punti sull’ex sindaca di Orta Nova Iaia Calvio.

Intanto dal capogruppo regionale del Pd, Paolo Campo arriva un forte attacco. Ecco il suo pensiero a cui unisce la richiesta a Scalfarotto di dimissioni da sottosegretario.

“Ero segretario provinciale del Partito Democratico quando Ivan Scalfarotto fu inserito (a Roma) nella lista bloccata dei candidati alla Camera. Fui tra i non molti ad esprimere una valutazione politica positiva, a prescindere dal modo in cui ce lo ritrovammo, pur non conoscendolo personalmente. Ero convinto che avrebbe reso più ricca la nostra comunità e più attrattiva la nostra lista. Mi sbagliavo e riconoscerlo è doveroso. A memoria, non ricordo un solo atto o intervento degno di nota per la Puglia e la Capitanata da parte di chi è stato componente dei Governi Letta – Renzi – Gentiloni. E ricordo tutti gli atti e gli interventi orientati a frammentare e disunire la comunità politica che lo aveva accolto e gli aveva consentito di ottenere il seggio alla Camera.

Le occasioni in cui ha frequentato i nostri circoli, al di fuori dalla campagna elettorale, si contano sulle dita di una mano “a causa dei suoi impegni di governo”.

Impegni ora, evidentemente, non altrettanto pressanti e che gli consentono di partecipare ad una lunga e faticosa campagna elettorale nella regione che neanche “rappresenta” più, essendo stato eletto in Lombardia.

È per tutto questo che non intendo soffermarmi un solo secondo sulle ragioni della sua candidatura a presidente della Regione Puglia.

A meno che non si dimetta dal governo Conte, sostenuto da forze populiste, e non lasci Italia Viva, nelle cui fila militano eletti ed ex rappresentanti della destra.

Credibilità e coerenza, però, sono doti che non gli appartengono”.





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