Mohamed voleva denunciare il suo datore di lavoro ma aveva paura. Soumahoro: “È stato invisibile da vivo, non lo deve diventare da morto”

“La voglia di riscatto non gli mancava. Continueremo a lottare anche per te!”, la promessa di Falcone della Flai CGIL

“Oggi muore Mohamed a 37 anni nell’ennesimo incendio nel Ghetto di Borgo Mezzanone. L’ennesima. Qualche mese fa Bayfall (soprannome della vittima, ndr) ci fermò in ‘pista’. Voleva denunciare il suo datore di lavoro. Eravamo in contatto. La paura di perdere il posto di lavoro era tanta ma c’era anche la voglia di riscatto. Continueremo a lottare anche per te!” Questa la promessa di Raffaele Falcone, segretario di Flai Cgil Foggia che ha commentato con grande tristezza la notizia della morte del 37enne Mohamed Ben Ali, rimasto ucciso da un rogo nel ghetto di Borgo Mezzanone. Lì sorge una vera e propria “baraccopoli della morte”, quattro le persone decedute nell’ultimo anno e mezzo.

“Mohamed Ben Ali, lavoratore instancabile ed altruista, era una delle vittime dei decreti (in)sicurezza tuttora in vigore e uno dei tanti braccianti esclusi da questa finta regolarizzazione – ha detto il leader della protesta dei migranti, Aboubakar Soumahoro -. Questo documento (foto in alto), ritrovato tra le fiamme dell’incendio, attesta la sua esistenza divenuta invisibile. È stato invisibile da vivo, non lo deve diventare da morto”.

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