Il cancro di Foggia? “La borghesia mafiosa che stringe patti con i clan”. Occhio alle persone perbene “che perbene non sono”

Appassionato intervento del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho ospite dell’ateneo foggiano. Gaffe sui numeri social dell’evento

“In questo territorio la criminalità mafiosa è forte, arrogante e violenta. Si manifesta con atti di una mafia che ci porta indietro nel tempo”. Appassionato l’intervento del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho oggi a Foggia dopo l’escalation criminale delle ultime settimane. Ospite dell’università insieme al prefetto Raffaele Grassi e ai procuratori Giuseppe Volpe (DDA) e Ludovico Vaccaro (procura Foggia), ha parlato a braccio, colpendo nel segno. “I clan – ha detto – adottano la strategia della sommersione. Usano violenza per conseguire il pizzo e portare avanti le attività estorsive. Ma chi pensa che la mafia punti solo a questo ha una visione miope. Tutto ciò distrae l’attenzione mentre i mafiosi affogano l’economia ed impongono cessioni di terreni per infiltrarsi nel settore e impedire all’imprenditore sano di continuare ad operare. Ma questo è un territorio fatto di gente che lavora. Lo scioglimento dei comuni di Manfredonia e Cerignola rappresenta in modo chiaro la barra dritta che si sta portando avanti contro la criminalità mafiosa”.

Ma qual è la parte che rende più debole l’azione di contrasto? Il procuratore Dna non ha dubbi: “La borghesia mafiosa che stringe patti con la criminalità e la rappresenta. Questa mafia non si infiltra nell’economia con uomini mafiosi ma attraverso soggetti che hanno anche una credibilità economica. Sta a noi capire a chi dare e a chi non dare fiducia. Lo Stato ha l’obbligo di assumersi le responsabilità necessarie e lo sforzo per contrastarle. Qui lo Stato sta dando in questi anni la prova di quanto siano forti i sentimenti che hanno magistrati e forze dell’ordine. Al di là di tutto questo è necessaria una società che non partecipi solo alle manifestazioni ma dia nella propria individualità un contributo svolgendo appieno il proprio ruolo di cittadino. Le mafie – ha concluso – sono forti grazie a mediatori e professionisti che sembrano persone perbene ma persone perbene non sono. Dunque allontanarsi subito dalle ambiguità e comportarsi secondo i criteri della legalità”.

A proposito di legalità, la diretta dell’evento è stata gestita da una tv locale il cui direttore è sotto processo per truffa e che, servendosi della delegata del rettore ignara, ha comunicato numeri inverosimili rispetto al seguito ottenuto dallo streaming: “22mila persone” ma sui social ce ne erano poche decine.





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