Statale 16, le picchiavano con corde e cavi elettrici per farle prostituire: percosse anche a bimbo di 4 anni. Arrestati gli aguzzini

Polizia e DDA hanno scoperto una base logistica nel Comune di Lesina nei pressi di un camping, diretta da Donko, capo dell’associazione a delinquere

Squadra mobile della Questura di Foggia, commissariato di San Severo e Polizia Stradale di Campobasso, coadiuvati da pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, al termine dell’attività d’indagine posta in essere nell’ambito di due procedimenti penali connessi, entrambi coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno dato esecuzione a due ordinanze applicative della custodia cautelare in carcere a carico di Donko Georgiev e Andrey Krastev, nonché degli arresti domiciliari a carico di Iwona Barbara Gebska, tutti ritenuti tutti responsabili di aver costituito un’associazione a delinquere nel Comune di Lesina, finalizzata alla tratta, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione di un gruppo di ragazze di nazionalità bulgara costrette all’esercizio dell’attività di meretricio sulle statali foggiane.

È stata scoperta una base logistica nel Comune di Lesina nei pressi di un camping, diretta da Donko, capo dell’associazione a delinquere, che convinceva le ragazze a trasferirsi in Italia con la promessa di trovare condizioni di vita migliori. In alcune occasioni, l’uomo, che vantava l’esistenza di attività lecite ben avviate in Italia, convinceva i genitori delle vittime, scelte tra le classi meno abbienti di alcuni paesi della Bulgaria, ad approvare il fidanzamento con la ragazza ed il relativo trasferimento in Italia con la promessa di un’agiata vita coniugale e di un futuro migliore. Le donne, però, una volta giunte in Italia erano costrette, anche mediante il ricorso a metodi violenti o minacce di ritorsioni in patria nei confronti di membri delle loro famiglie, a prostituirsi lungo la Strada Statale 16 e consegnare i lauti proventi di tale attività illecita allo stesso Donko.

Inoltre, grazie ai numerosi servizi di osservazione e pedinamento realizzati dagli investigatori della Polizia di Stato, è stato accertato e documentato il ruolo dell’indagata Gebska nell’accompagnamento delle ragazze lungo le piazzole di sosta dove erano costantemente monitorate dalla stessa donna e dall’altro indagato Krastev durante le 10-12 ore di “lavoro”. L’incrocio dei dati acquisiti tramite i presidi tecnici ed i servizi di video monitoraggio attivati ha permesso di accertare lo stato di sottomissione e sfruttamento delle donne, e in qualche occasione il loro tentativo di sfuggire ai propri aguzzini chiedendo aiuto ai numerosi clienti conosciuti durante le ore dedicate alla prostituzione.

Le vittime venivano brutalmente picchiate, anche con corde e cavi elettrici, sia in caso di rifiuto di prostituirsi, sia quando i guadagni da loro percepiti giornalmente fossero inferiori alle aspettative dei capi. In alcuni casi. per rafforzare la forza di intimidazione, gli associati minacciavano pesanti ritorsioni nei confronti delle famiglie delle ragazze. Le vittime vivevano, di fatto, in un clima di terrore, attuato senza alcuno scrupolo, come quando si è arrivati a percuotere un bambino di 4 anni, figlio di una delle ragazze sfruttate.





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