Movida violenta, i “Genitori per Foggia”: “Ci manca la costruzione di modelli alternativi che si fanno popolari, esemplari e condivisi”

Il Comitato dopo l’ultimo episodio di bullismo: “Ragazzi rincitrulliti da un sistema che ci obbliga a spostare la colpa dalle famiglie alla società”

“Il resoconto della Rai riguardo la difficile situazione delle nostre strade, infestate dalla violenza giovanile soprattutto durante il fine settimana, oltre alla gratitudine per l’attenzione ricevuta dalle emittenti nazionali e oltre alla soddisfazione per il lavoro svolto, ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca, insinuando un sottile dubbio (presto svanito) riguardo la natura del nostro operare”. Esordiscono così i rappresentanti del Comitato “Genitori per Foggia”, gruppo nato dopo il susseguirsi di episodi di bullismo in città, l’ultimo sabato scorso.

“È solo questo la nostra città? – proseguono – Un luogo pericoloso in cui si fa meglio a restare a casa il sabato sera, rinunciando al dono di un clima meraviglioso e ad una vita di relazione che non abbiamo timore a definire solida ed esemplare (nonostante il sottobosco di aggressioni che quasi tutti fanno fatica a denunciare)? No. Foggia non è solo questo.

È vero, siamo spaventati. Ed è vero che nessun adulto interviene a sedare le aggressioni o ad inseguire gli assalitori. Così come è vero che se ogni persona perbene della città (e del mondo) si facesse essa stessa presidio vivente per una violenza che resta (e lo ribadiamo) della minoranza, le aggressioni su cui oggi i riflettori nazionali hanno puntato la luce cesserebbero in un solo istante.

Nel servizio della Rai che mostra forze dell’ordine in azione, forze che abbiamo chiesto a gran voce con 2000 firme e che non smettiamo mai di benedire, la fotografia del nostro territorio è incompleta e rischia di innescare un dibattito pubblico in qualche modo simile a quello che toccò a Saviano e al suo libro Gomorra. Un dibattito che trovava discordi (oltre ai collusi) quei napoletani che non si riconoscevano in una narrazione del territorio che illuminava solo il male, e discutevano di danni di immagine per sé stessi e per alcuni settori della loro economia”.

E ancora: “Ci sentiamo in dovere di ricordare l’esistenza di luoghi meravigliosi che fanno da argine alla violenza. Baristi che soccorrono e ospitano gli aggrediti in attesa che arrivino i genitori, e che prima di vendere alcolici chiedono i documenti per accertarsi della maggiore età del ragazzo che hanno di fronte. E che fanno questo ogni sabato sera, da anni. Chiese popolate da uomini (ma soprattutto donne) che donano il loro tempo per tenere in piedi classi meno abbienti, offrendo luoghi di svago, doposcuola e pasti caldi. Associazioni che al loro interno fanno cultura e creano ponti di dialogo e di ascolto che talvolta diventano una preziosa occasione per ricominciare, partendo da qualcosa di diverso, seppure piccolissimo.

Foggia ospita presidi spontanei formati dalla gente che non vuole essere notizia e che ha il solo difetto di tenere chiuse le porte della comunicazione riguardo il proprio operato. Luoghi che, al contrario, andrebbero illuminati, perché è questa una delle cose che maggiormente ci manca: la costruzione di modelli alternativi che si fanno popolari, esemplari e condivisi, così che le individuali e numerose forze in azione diventino una.

La Foggia del sabato sera è stracolma di gente che passeggia prima e dopo cena, che beve un bicchiere all’aperto, che siede sulle panchine o sui muretti per godere del passeggio. Famiglie con bambini, vecchi e nuovi amici, e soprattutto un gigantesco fiume di minorenni che, a guardarli, fa sembrare lontano anni luce il problema della denatalità. Minorenni che escono un solo giorno a settimana: quello. E che per il resto sono impegnati con compiti e attività sportive.

Ed è quello, il sabato, il giorno in cui le differenze educative e le povertà o le ricchezze di mezzi (che non sempre hanno a che fare con le classi sociali) si incontrano, spesso scontrandosi. La violenza è casuale e immotivata, oppure frutto di una discordia precedente. Noi non ancora disponiamo dei mezzi di indagine necessari.

Vogliamo solo dire che accanto alle aggressioni e alla paura – continuano -, c’è l’allegria, il piacere di stare insieme e la spensieratezza. Ambiti che vorremmo salvaguardare con lo stesso spirito con cui si preserva qualcosa di prezioso ed importante, e che mai verranno meno perché appartengono alla modalità mediterranea di vivere insieme. Una modalità che crea spontaneamente reti che, da amicali e familiari, non sanno però tradursi in modelli sociali.

Il dibattito pubblico che si occupa di noi, dunque, vorremmo si tenesse in equilibrio su questo. Sul male e sul bene che ci appartengono e ci riguardano, in nome di una comunità che chiede una bonifica per continuare ad essere sé stessa, senza vedersi investita di negatività nel suo complesso”.

Secondo gli esponenti del Comitato “Genitori per Foggia”, si tratta di “ragazzi rincitrulliti da un sistema che ci obbliga a spostare la colpa dalle famiglie alla società. Giovani vittime di una educazione parallela a cui si è aggiunto un consumismo senza freni, dato pure da messaggi di vip della moda e dello spettacolo, che cambiano macchine per ogni scatto, alla faccia dei ragazzi che con un click si sentono protagonisti e che invece sono soltanto dei prodotti.

Prodotti che, in un meridione infiltrato dal malaffare e povero di prospettive, soffrono più di altri. E che per questo meritano di essere sostenuti oltre che criminalizzati. Noi da genitori, ambiziosamente e forse utopisticamente – concludono -, vorremmo proprio questo”. 





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