Centrosinistra extralarge, parla Pippo Cavaliere. “Non ho rimpianti, rifarei tutto. Credevo che Landella fosse meno forte”

L’ammissione: “Rifarei anche il comizio finale, perché quando un Presidente di Regione dice: ti porto tutti i sindaci di Puglia, non puoi rifiutare. Ed è stata una manifestazione bellissima”

Nel centrosinistra extralarge di Pippo Cavaliere si prova a mettere insieme i pezzi di una sconfitta che brucia molto e per il valore simbolico che porta con sé e per il numero importante di giovani e new entry che non varcheranno la soglia di Palazzo di Città. Nel Pd la delusione è cocente. Massimiliano Arena, per la seconda volta non eletto, le due giovanissime Carmela Russo e Alice Amatore, Lino Dell’Aquila, tutti fuori. Rammarico anche per la campionessa di consensi Anna Maria de Martino di Foggia Civica e per i civici Antonio De Sabato e Dauno Morlino insieme a Mino Di Chiara, Nicola Russo e Pasquale Cataneo. Ancora una volta Di Chiara resta fuori, mentre i due che dal centrodestra erano passati col centrosinistra, Russo e Cataneo che hanno di molto migliorato il loro score personale rispetto a 5 anni fa, dicono addio allo scranno comunale.

Nello staff e tra gli alleati le domande sono tante. Il candidato avrebbe potuto personalizzare di più la sua campagna elettorale contro Franco Landella? È stata troppo debole la sua presenza nelle periferie? Cavaliere avrebbe potuto meglio identificare la sua proposta con un progetto alternativo caratterizzato di più e meglio dalla legalità? Sarebbe stato preferibile non ufficializzare, a quel modo e con quei toni, gli apparentamenti con Mainiero e Pertosa? Quanto ha influito la presenza di Michele Emiliano e di Antonio Decaro nella percezione di un derby Foggia-Bari? È stato solo un boomerang? E soprattutto servivano più contenuti programmatici? È mancata l’idea geniale al ballottaggio, come il guizzo di presentare un superassessore o una proposta di rottura sul piano delle idee? La comunicazione in senso stretto, col claim e la presenza social, è stata quasi sempre al top battendo la sfida col competitor, tanto che Landella insieme alla sua agenzia ha dovuto accelerare e cambiare registro ad un certo punto.

Sul piano politico c’è chi incolpa il civismo, che da anni non è più individuato come portatore di idee e valori, ma come un mero bacino elettorale in mano ai portatori di voti, oggi molto più fiacchi di ieri, in tempi di polarizzazione salviniana. L’appello alla legalità di Cavaliere con lo scoop finale delle 4 Aps non è stato sufficiente a smuovere qualche altro pezzo di partecipazione. L’astensione di grossa parte dei grillini ha fatto il resto.

Secondo Pasquale Cataneo, candidato e non eletto de la Città dei Diritti, Cavaliere ha rimosso troppo il suo ruolo. “C’è stata una bassa pervasività nelle periferie, non abbiamo spiegato che le infrastrutture e le opere porteranno utilità legate ai posto di lavoro – rileva -. Che azioni ha fatto Landella in questi 5 anni? C’è un reale cambiamento che passa dal lavoro e Cavaliere da ingegnere avrebbe potuto utilizzare meglio quel terreno di confronto, sa bene come funzionano le opere pubbliche e invece ha spersonalizzato il suo ruolo. Chiudere poi col presidente della Regione verso il quale la cittadinanza ha un sentiment negativo ha alimentato le strumentalizzazioni politiche. Ma non ho rimpianti sceglierei ancora Pippo, il centrodestra per me non è più un alveo percorribile”.

Dal canto suo l’ingegnere non ha nulla da rimproverarsi. A l’Immediato, Cavaliere a caldo fa un’analisi serena. “C’è un po’ di amarezza, ma non ho rimpianti. Abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare alla perfezione, forse c’è stata qualche sbavatura da parte mia, ma rifarei tutto quello che è stato di questi tre mesi. Rifarei anche il comizio finale, perché quando un Presidente di Regione dice: ti porto tutti i sindaci di Puglia, non puoi rifiutare. Qualcuno ha usato strumentalmente quella manifestazione, ma è stato un momento importante, ci sono stati tanti consensi. Nelle periferie ha inciso il loro modo di far politica. Cosa ci facevano decine e decine di loschi figuri davanti ai seggi? Il voto non può essere influenzato e condizionato da tali assembramenti. Tutto questo mi fa chiedere: ma c’è un voto libero in città?”.

Anche i voti lo premiano, a suo avviso. “Noi abbiamo confermato gli stessi voti del primo turno. Da 26.600 a 26.200 e un -30% di votanti, abbiamo mantenuto lo stesso numero. Il calo fisiologico che ha colpito anche la nostra coalizione è stato colmato dall’apporto di Mainiero, Pertosa e di parte dei Cinque Stelle. Qualcuno ci ha dato una mano. Landella ha perso circa 6mila voti, ma il divario era tale che il nostro sforzo non è stato sufficiente e il distacco dei 3600 voti di scarto non è stato colmato”.

Ritiene che tutta la destra imbarcata abbia poi portato poco valore aggiunto? Crede che se avesse detto alcuni no a decani della politica del calibro di Mimmo Verile, Lucio Tarquinio, Pontone o Lambresa, sarebbe stato percepito in maniera diversa? “Non sono stato io a fare la coalizione, ma sono stato chiamato da una coalizione per rappresentarla. Forse sì, mi sarei aspettato qualcosa in più da alcune forze, come Foggia Popolare, ma noi difficilmente saremmo potuti andare oltre il 33%. Il nostro obiettivo è stato raggiunto. Non mi aspettavo che Franco Landella fosse così forte, questo sì. Pensavo che l’altro fosse meno forte”.



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