Ucciso in discoteca di Foggia, la mamma di Donato: “Tutti c’erano e nessuno ha visto niente”

La lettera della donna in cerca di giustizia. “Ti prometto che finché avrò vita, fino all’ultimo respiro combatterò per te”

In un lungo post facebook, la mamma di Donato Monopoli è tornata a parlare del giovane figlio di Cerignola, morto l’8 maggio scorso, dopo sette mesi di agonia. Il 25enne è deceduto a causa delle ferite inferte nella discoteca di Foggia “Le stelle”. Per questo episodio sono accusati di omicidio due ragazzi foggiani, Michele Verderosa e Francesco Pio Stallone, coetanei di Monopoli.

La lettera:

Vita mia,

É trascorso un mese che non ti accarezzo, che non ti inumidisco le labbra, che non ti bacio, che non ti stringo le mani durante una crisi, che non ti asciugo il sudore dopo uno spasmo muscolare, che non ti metto la crema per idratare la pelle disidratata, che non ti faccio più sentire il tuo cantante preferito “Clementino”, che non ti faccio la cronistoria della tua squadra del cuore… la MITICA JUVE… non hai potuto vedere nemmeno la maglia autografata di Cristiano Ronaldo. Sono anche trascorsi 8 mesi prima di quella notte maledetta, che non sento piú la tua voce, che non sento piú pronunciare la porola “MÀ”, che non sento più al tuo ritorno dire, “Che hai preparato oggi per pranzo?” Non sento piú parlare dei progetti di lavoro, dei viaggi che volevi fare con i tuoi amici .

Adesso solo…SILENZIO…
Un pugno ti ha tolto la possibilità di vivere, ti ha tolto la VITA, figlio mio. Quella sera sei uscito per divertirti con i tuoi amici, sei uscito con la promessa che saresti tornato presto perché all’indomani ti eri impegnato di uscire con me per andare a fare shopping.
E invece?
Mi sono ritrovata fuori nella sala d’attesa di una sala operatoria, con un dolore immenso che mi trafiggeva il cuore, mentre tu lottavi tra la vita e la morte.
Mi sono ritrovata ad abbandonare casa, i tuoi fratelli, papà è stato costretto a lasciare il lavoro per starti vicino, mi sono ritrovata a vivere momenti di alta disperazione, di forte dolore, perché la Rianimazione é questa… PAURA, ANGOSCIA, SOFFERENZA CONTINUA.
Mi chiedo… PERCHÉ?
Perché tutti c’erano e nessuno ha visto niente?
Perché nessuno mi ha contattata per farmi sapere cosa fosse successo?
Perché stavate assistendo inermi ad una violenza brutale, forse anche filmando o fotografando?
Perché avete deciso di non parlare, di non punire quelli che hanno commesso un atto cosi ignobile?

Perché tu, MAMMA come me, non sei venuta a vedere cosa stavamo attraversando e in che condizioni era mio figlio a causa di un pugno?
Molti “PERCHÉ?”, ma senza risposta.
Amore mio, anche ora che non sei più qui sei la mia unica ragione di vita, non devo piangere non devo abbattermi, devo continuare a lottare per te…
Vita mia ti prometto che finché avrò vita, fino all’ultimo respiro combatterò per te per avere giustizia.

MAMMA

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