Omicidio Vasyl, l’imputato risponde per la prima volta: “Ho sparato perchè madre e figlio volevano avvelenarmi”

Sodrio, legale vittima: “Mi sembra chiaro che le dichiarazioni confermano che è un uomo gravemente disturbato e affetto da un vero e proprio delirio allucinatorio”

Questa mattina nuova udienza davanti al gip di Foggia, Dello Iacovo del processo a carico del 67enne Rosario Giuseppe Marano per l’omicidio del 26enne bracciante ucraino Vasil Yenatiuk (foto in alto con la famiglia). Il giudice ha nominato quale perito psichiatra il prof. Catanesi dell’Università di Bari, per accertare la capacità di intendere e volere dell’imputato. L’omicidio avvenne nella notte tra il 6 e il 7 agosto dello scorso anno nelle campagne di Ascoli Satriano. Per la prima volta dall’arresto Marano ha accettato di rispondere alle domande del gip e delle altre parti compreso il pm Galli. Il suo interrogatorio è durato oltre due ore. Ha sostenuto che la vittima Vasyl Yenatiuk e la madre Marina Yenatiuk (ex convivente di Marano) volevano avvelenarlo perchè la donna aveva una storia sentimentale con un altro uomo, un giovane italiano che lavorava presso la stessa azienda agricola dove abitavano, una storica masseria vicino Ascoli.

Ha detto che nei giorni precedenti aveva sorpreso la Yenatiuk a parlare al telefono con il suo amante e aveva compreso che parlavano di farlo fuori, per vivere tranquillamente la loro storia d’amore. Ha sostenuto che due giorni prima dell’omicidio avevano tentato di avvelenarlo con il veleno per le mosche messo in una minestra. La notte dell’omicidio, poi, aveva sentito che qualcuno tentava di entrare in casa mentre dormivano, così si era nascosto in un’altra ala del casolare. Quando Vasyl si è affacciato con una torcia elettrica (la vittima e la madre lo cercavano perchè non si trovava) gli ha sparato in faccia temendo che lo volesse uccidere, così anche ha sparato contro la convivente che era sopraggiunta dopo pochi secondi gridando “Peppino cosa fai? sei impazzito, spari contro di noi?”.

Ha negato che fosse alcolizzato e che avesse avuto in passato problemi psichiatrici, nonostante le cartelle cliniche in atti e non ha saputo spiegare perchè avesse in casa un vero e proprio arsenale di sei fucili e due pistole. Alla fine ha concluso testualmente “era tutto un complotto per farmi fuori”, accusando quindi le vittime di essere stati dei potenziali assassini ai suoi danni. Il perito psichiatra forense era presente a questo interrogatorio ed ha chiesto di visitare in carcere Marano nei prossimi giorni, per poi depositare le sue conclusioni entro l’8 agosto. La prossima udienza per l’esame del perito è stata fissata al 23 settembre, poi si andrà alle conclusioni e alla sentenza. Le parti civili erano presenti e soprattutto la madre della vittima ha pianto disperata nel sentire le cose che diceva Marano, tentando anche di intervenire nel corso dell’udienza.

Michele Sodrio

“Anche se non voglio certo anticipare le conclusioni del perito – ha commentato l’avvocato della famiglia della vittima, Michele Sodrio -, mi sembra chiaro che le dichiarazioni dell’imputato confermano che è una persona gravemente disturbata e affetta da un vero e proprio delirio allucinatorio, anche se a mio parere era ben consapevole che stava uccidendo una persona e voleva ucciderne un’altra (la ex convivente). Ancora una volta dobbiamo però chiederci com’è possibile che Marano avesse riottenuto il porto d’armi nel dicembre 2015 e come fu possibile che ben due medici lo dichiarassero sano di mente, nonostante i ripetuti ricoveri e segni di squilibrio avuti più volte in passato. Continuo a battermi perchè anche questi irresponsabili siano chiamati a rispondere davanti alla Giustizia”.