Assolti 5 boss della mafia foggiana. Erano accusati di rissa in carcere “ma fatto non sussiste”

Non ci fu alcuno scontro nel penitenziario dauno, “salvi” i pezzi da novanta della “Società”: i due Tolonese, Francavilla, Lanza e Corvino

Boss della “Società” assolti per quella rissa nel carcere di Foggia datata 8 giugno 2014. “Il fatto non sussiste”, così il giudice ha prosciolto i 5 imputati e la Procura, che in primo grado ne chiedeva la condanna, non ha poi appellato il verdetto pronunciato nei mesi scorsi e diventato definitivo. Alla sbarra c’erano Raffaele Tolonese, 60 anni, detto “Rafanill’”, vertice del clan Trisciuoglio-Tolonese, in cella dal luglio del 2013 ed attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Sassari dove sconta una condanna a 10 anni per mafia, droga ed altri reati inflittagli in “Corona”; il figlio Leonardo Tolonese, 31 anni; il nipote Agostino Corvino fruttivendolo di 47 anni; Antonello Francavilla, 41 anni, al vertice della batteria Sinesi-Francavilla, detenuto dal novembre del 2013 e che attualmente sconta una condanna a 6 anni per l’importazione in città di 300 chili di hashish, oltre ad essere in attesa di giudizio in un paio di processi per mafia ed estorsione aggravata dalla mafiosità; e il cognato di quest’ultimo, Mario Lanza di 37 anni, anche lui vicino ai Sinesi-Francavilla. 

Il pm aveva chiesto la condanna a 5 mesi di reclusione a testa ma per la difesa non c’era stata alcuna rissa, solo una discussione verbale tra un paio di detenuti, subito rientrata e non certo degenerata in zuffa come ipotizzato dall’accusa. “Non può ritenersi sussistente la configurabilità del reato di rissa, per cui gli imputati devono essere mandati assolti dal reato loro ascritto perché il fatto non sussiste”. 

Secondo l’ipotesi accusatoria che non ha però retto al vaglio dibattimentale – come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno – si affrontarono da una parte Tolonese, il figlio Leonardo e il nipote Corvino e dall’altra Francavilla e Lanza per motivi che peraltro sono rimasti ignoti. La Polizia penitenziaria depositò un rapporto alla Procura che il 4 luglio del 2016 emise un decreto di citazione a giudizio per i 5 imputati contestando loro “di aver partecipato ad una rissa da cui derivarono lesioni personali per Leonardo Tolonese consistite in una ferita lacero contusa al labbro”.

Leonardo Tolonese

Il processo era iniziato nel gennaio del 2017, non c’era stato bisogno di ascoltare gli agenti di custodia intervenuti nella sezione detentiva per riportare la calma, in quanto i difensori avevano prestato il consenso ad acquisire la relazione sull’episodio redatta dalla Polizia penitenziaria. Ed a quel verbale si erano poi richiamati i difensori per sostenere l’insussistenza del reato di rissa: nell’informativa della polizia penitenziaria – dissero i legali in arringa – si parlava solo di un alterco verbale tra Corvino e Francavilla con Lanza che – nell’ottica difensiva – era intervenuto a fare a paciere. Poco dopo un agente di custodia notò un assembramento di persone, ma la sua visuale era parzialmente ostruita e subito dopo la situazione tornò alla calma. Assembramento di persone non significa certo rissa. 

All’epoca dei fatti contestati, i 5 erano in carcere per il blitz “Corona” nel quale vennero arrestate 23 persone ritenute appartenenti alla “Società Foggiana”.

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