Decreto Salvini e sindaci ribelli, in Capitanata nessuno segue Orlando. Miglio: “Legge si cambia, non si vìola”

La parola adesso passa al premier Giuseppe Conte. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro ha chiesto ed ottenuto l’istituzione di un tavolo di confronto in sede ministeriale

Legge, regole, ordine, sicurezza. Andare contro il decreto significa disapplicare la legge dello Stato. Il decreto Sicurezza è una legge dello Stato applicata al 99% dai sindaci italiani: c’è qualche sindaco incapace che siccome non sa gestire i problemi della sua città, pensa di disattendere il Decreto. Ma i profughi veri avranno più tutele con questo decreto, gli spacciatori, gli stupratori e i delinquenti saranno espulsi. Chiedetelo ai cittadini che hanno tanti problemi cosa serve, mentre i loro sindaci a Napoli, a Palermo e a Firenze pensano a presunti diritti e finti profughi. Son convinto di fare gli interessi gli italiani”. Così si è espresso il Ministro Matteo Salvini in una diretta live dall’Abruzzo rispondendo alla stampa.

Dalla Capitanata, terra di ghetti, di braccianti morti e di un Cara sempre al centro della violenza, nessun sindaco del centrosinistra ha voluto affrontare l’argomento né emulare i colleghi Leoluca Orlando (Palermo), Luigi De Magistris (Napoli), Matteo Nardella (Firenze) e gli altri. Il tema dell’immigrazione appare troppo spinoso, soprattutto in quelle città che andranno al voto il 26 maggio 2019.

“I sindaci ribelli difendono i diritti umani”, ha dichiarato Nazario Tricarico, aspirante candidato sindaco a San Severo. Nella città dei campanili, che per prima si è attivata per l’approvazione delle foresterie per migranti per migliorare il sistema di accoglienza stagionale, anche il sindaco Francesco Miglio, da avvocato e garantista, ha preferito la via legalitaria. “Una legge la si cambia, non la si vìola. A me non piace in linea di principio disapplicare le norme”, ha rimarcato a l’Immediato.

“Notoriamente, osservo le leggi della Repubblica italiana”, ha osservato invece il primo cittadino Pd di Manfredonia Angelo Riccardi. La parola adesso passa al premier Giuseppe Conte. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, anche lui impegnato in una campagna elettorale tutta video e buoni propositi, ha evitato lo scontro con Salvini, chiedendo invece l’istituzione di un tavolo di confronto “in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi ad una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone”

“Noi sindaci l’avevamo detto prima che il decreto fosse convertito in legge attraverso la posizione della commissione immigrazione dell’Anci che all’unanimità, indipendentemente dall’appartenenza politica dei singoli componenti, si era espressa negativamente sul provvedimento, ritenendo che i diritti umani non siano negoziabili”.

A Milano con il sindaco Beppe Sala e l’assessore Pierfrancesco Maiorino, più che a Palermo o Napoli, c’è il fronte più scivoloso per Salvini. “La disponibilità di Conte ad aprire un confronto con i sindaci sugli effetti perversi della Legge Salvini mi pare importante (e doverosa).  La legge crea mille pasticci, è utile che ci sia subito un ambito di confronto.  Quello che Salvini nei fatti ha negato in tutti questi mesi”, ha dichiarato l’assessore milanese.





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