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Home - Alla sbarra il boss di Vieste, “faccia d’angelo”. È a capo degli scissionisti in guerra col clan Perna

Alla sbarra il boss di Vieste, “faccia d’angelo”. È a capo degli scissionisti in guerra col clan Perna

Di Redazione
1 Agosto 2018
in Cronaca
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A processo Marco Raduano detto “faccia d’angelo”, 34enne boss di Vieste e “astro nascente” della criminalità sul Gargano. Il procedimento nel Tribunale di Foggia è cominciato nei giorni scorsi e vede Raduano alla sbarra per doppia violazione della sorveglianza speciale. Il 34enne, infatti, si recò a pranzo a Peschici il 23 aprile scorso nonostante non potesse lasciare Vieste. Inoltre, è accusato di detenzione di armi (una spada giapponese) sempre durante il periodo nel quale era sorvegliato. Raduano, nel frattempo, è tornato libero già da alcune settimane ma sempre in regime di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Vieste.

Il boss, attraverso i suoi legali, respinge ogni accusa. Non ci sarebbero prove sufficienti sul pranzo peschiciano, in quanto le telecamere del ristorante mostrano filmati troppo sgranati per riconoscere i commensali. Mentre sulla storia della spada, la difesa ha spiegato che l’arma può essere custodita tranquillamente in un luogo chiuso, inoltre quel box non sarebbe nell’esclusiva disponibilità del capo clan.

Seppure 34enne, Raduano ha già collezionato una lunga serie di procedimenti penali tra condanne e assoluzioni. 4 anni e 2 mesi per droga, 7 anni e 1 mese per racket della guardiania (si attende esito ricorso difensivo in Cassazione), assoluzione in appello per detenzione di armi, assoluzione dal gup di Larino per l’assalto a un furgone di sigarette e 3 anni di reclusione (sentenza di primo grado) per detenzione di mezzo chilo di cocaina.

Il 7 febbraio 2017, dopo 17 mesi tra carcere e domiciliari, tornò libero dopo l’assoluzione in appello dall’accusa di essere proprietario dell’arsenale sequestrato nel 2015 a Vieste, ma si diede alla latitanza. Fu rintracciato il 7 luglio 2017 e sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. 

Negli ultimi mesi, il boss è tornato spesso al centro delle cronache. Nel settembre 2017 fu arrestato per stalking ai danni della moglie di Girolamo Perna, suo acerrimo nemico ma nel giro di 24 ore venne rimesso in libertà. Poi il 21 marzo scorso scampò ad un agguato. Due sicari gli spararono mentre rientrava a casa ma senza riuscire ad ammazzarlo. Per Raduano solo lievi ferite.

Il 26 aprile 2018 ecco un nuovo arresto per quel pranzo galeotto a Peschici. Il 30 aprile, invece, nuova ordinanza cautelare per detenzione della spada, ritrovata in uno dei suoi garage proprio durante le perquisizioni del 21 marzo, giorno dell’agguato. Infine, il 24 maggio scorso, il Tribunale della libertà di Bari gli concesse i domiciliari ma a fine giugno rimesso in libertà con obbligo di soggiorno a Vieste e sorveglianza speciale.

Per gli inquirenti non ci sono dubbi, è lui il boss di Vieste, a capo di una banda di 20enni che si stanno dando battaglia per il controllo del territorio dopo l’azzeramento della famiglia Notarangelo. Raduano è alla guida del gruppo di scissionisti nato a seguito della morte dello storico boss, Angelo “cintaridd” Notarangelo, ucciso nel gennaio 2015. Ma la guerra per conquistare il business criminale sul Gargano è tutt’altro che semplice. Il boss sta affrontando un sanguinario conflitto con l’ex amico Girolamo Perna, anche lui al vertice di una banda di giovani leve del crimine.

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Tags: Clanclan PernagarganomafiaMarco RaduanoVieste
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